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Rasmussen ricorda il successo della Nato in Afghanistan

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Rasmussen ricorda il successo della Nato in Afghanistan

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Il Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen esprime a euronews le sue opinioni sulla fase finale della missione Nato in Afghanistan, cominciata poco dopo gli orrori dell’11 settembre negli Stati Uniti. Parla anche della controversa questione del sistema di difesa missilistico in Europa e dei diversi fronti di tensione in Caucaso. A intervistarlo è il corrispondente di euronews Andrei Beketov.

euronews:
“È l’anniversario degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, attacchi che provocarono quasi 3000 morti. Da allora, un numero anche maggiore di uomini della coalizione è rimasto ucciso in Afghanistan. Ora i soldati afghani uccidono gli americani che li addestrano. Naturalmente, il prezzo che i civili stanno pagando è altissimo. Valeva la pena tutto questo spargimento di sangue?”

Rasmussen:
“Ogni singolo omicidio o soldato caduto è sempre uno di troppo. Detto questo, bisogna anche ricordare qual era l’obiettivo dell’operazione militare internazionale in Afghanistan. Lo scopo era ed é ancora quello di impedire che il paese torni a essere un rifugio sicuro per i terroristi, che potrebbero usarlo come base per attentati contro la nostra società. Da questo punto di vista, l’operazione è stata un grande successo. Da quando è cominciata, non abbiamo più visto terroristi provocare attentati contro il nostro paese sulle strade afghane”.

euronews:
“Sopravvalutando l’autonomia di giudizio della popolazione locale, la Nato non ha ripetuto gli stessi errori dell’Unione Sovietica? E non è destinata alla stessa indecorosa ritirata?”

Rasmussen:
“No, al contrario. Abbiamo davvero imparato la lezione. Una differenza evidente è il fatto che noi abbiamo messo in piedi una forza di sicurezza molto solida, che prenderà il potere”.

euronews:
“Ma c‘è grande sfiducia. La prigione di Bagram è stata ceduta alle autorità afghane, ma gli americani controllano ancora parte di questi settori e dei carcerati”.

Rasmussen:
“Il passaggio dei prigionieri sotto il controllo delle autorità afghane fa parte del trasferimento globale di responsabilità in materia di sicurezza. Ovviamente, però, dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra sovranità dell’Afghanistan e sicurezza per la forza militare afghana e le nostre truppe”.

euronews:
“Dopo il 2014, i soldati Nato torneranno nelle loro caserme per difendere i propri paesi o hanno missioni da terminare altrove?”

Rasmussen:
“Tocca a ogni singolo partner della coalizione decidere se impegnarsi in altri incarichi internazionali. Per esempio le Nazioni Unite hanno autorizzato missioni in altre zone”.

euronews:
“Ma non considera la Siria o…?”

Rasmussen:
“No, non abbiamo intenzione di intervenire militarmente in Siria, né c‘è il progetto di farlo da altre parti”.

euronews:
“Il presidente Putin ha affermato che se Barack Obama verrà rieletto, si potrebbe giungere a un compromesso sul sistema di difesa missilistico della Nato in Europa. Se invece sarà Romney il vincitore, potrebbe usarlo contro la Russia. Pensa che a decidere sarà chi vincerà le elezioni negli Stati Uniti?”

Rasmussen:
“Assolutamente no. Abbiamo spiegato chiaramente ai russi che il sistema di difesa missilistico della Nato non è concepito per attaccare il loro paese o la sua strategia difensiva. Ovviamente non abbiamo alcuna intenzione di aggredirla. Russia e Nato hanno firmato nel 1997 un documento congiunto, chiamato “Founding Act”, in cui le due parti indicano in modo chiaro che non useranno la forza l’una contro l’altra. Noi manteniamo l’impegno. Spero e mi aspetto che anche la Russia faccia lo stesso”.

euronews:
“Ma Mosca pretende garanzie più forti, alcune delle quali vincolanti. Perché non gliele date?”

Rasmussen:
“Perché la miglior garanzia in assoluto che possono ottenere sarebbe quella di impegnarsi in modo costruttivo in una collaborazione sulla difesa missilistica. Abbiamo persino suggerito di creare centri congiunti, affinché possano constatare coi propri occhi che il nostro sistema non è diretto contro di loro”.

euronews:
“Ha appena sollecitato la Russia a dimostrarsi trasparente sulle proprie esercitazioni militari previste prima della fine del mese. Cosa la preoccupa? Il fatto che avranno luogo vicino alla Georgia, quasi nello stesso periodo delle elezioni in quel paese?”

Rasmussen:
“Non siamo contrari al loro svolgimento, ma chiediamo trasparenza come atto di fiducia costruttivo. Qual è l’obiettivo? Dove verranno attuate, come verranno condotte?”

euronews:
“Quali altre informazioni mancano? Perché non sono del tutto chiare?”

Rasmussen:
“Non abbiamo ricevuto alcuna notizia ufficiale da parte della Russia; e questo ci dispiace molto”.

euronews:
“Ma lei sembra entusiasta all’idea che la Georgia entri nella Nato. Ovviamente questo accresce ulteriormente il disappunto della Russia. Fino a che punto la Nato è pronta a spingersi in quello che Mosca considera il suo ambito di interesse?”

Rasmussen:
“Noi ci atteniamo a un principio fondamentale, che tutte le nazioni della zona euro-atlantica hanno firmato nel 1999 nella carta dell’Osce. Esso afferma che ogni singola nazione ha il diritto di decidere autonomamente le proprie alleanze. Spero che anche la Russia si adegui. Ora tocca alla Georgia decidere. E ha dichiarato di avere questa aspirazione. Nel 2008, poi, la Nato, nel corso di un summit a Bucarest ha deciso che la Georgia diventerà un suo membro, a patto naturalmente che risponda ai requisiti necessari”.

euronews:
“L’ultima domanda riguarda l’Armenia, dove lei è appena stato in visita. Avrà visto le proteste contro la Nato. Non sente alcuna responsabilità riguardo alla morte del soldato armeno ucciso a Budapest durante uno stage organizzato dalla Nato?”

Rasmussen:
“Lei cita un atto davvero disdicevole. Mi permetta però di sottolineare che non ero io l’obiettivo delle proteste contro l’Alleanza Atlantica. I dimostranti manifestavano contro la decisione azera di graziare l’ufficiale militare Safarov. Questo terribile delitto non deve essere elogiato. Mi preoccupa fortemente il fatto che una simile decisione possa intaccare la fiducia da parte dell’Armenia. Di sicuro non favorisce la pace, la collaborazione e la riconciliazione nella regione”.