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La lotta dell'UE contro la propaganda dei gruppi radicali armati

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La lotta dell'UE contro la propaganda dei gruppi radicali armati

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Il dramma di Tolosa ha fatto suonare un nuovo campanello d’allarme in tutta Europa sulla presenza sul territorio di gruppi affiliati ad
al-Qaida e alla Jihad Islamica.

Una rete di relazioni difficile da stabilire. Ma che esiste. Lo conferma ad Euronews uno degli esperti dell’Unione Europea, a cui abbiamo chiesto quanti sono i giovani che si recano ad addestrarsi in Afghanistan e Pakistan.

“Non abbiamo dati precisi – dice Gilles de Kerchove, coordinatore anti-terrorismo dell’UE – ma direi che sono alcune centinaia, se si prende in esame l’intera Unione Europea”.

I contatti sia di reclutamento ma anche di relazione avvengono spesso via internet.

“Purtroppo – aggiunge Gilles de Kerchove – internet è un’incubatrice della radicalizzazione. Ciò che accomuna i terroristi è la capacità di disumanizzare le vittime, a tal punto che non percepiscono piú le conseguenze delle loro azioni. Restituire voce e immagine alle vittime contribuisce a mostrare le conseguenze orribili di un atto terroristico. Dobbiamo intervenire con una contro-narrazione della realtà, proprio come pratica politica concreta”.

Internet diventa cosí un’arma a doppio taglio. Culla delle primavere arabe e al testo stesso mezzo di propaganda dei gruppi radicali armati.

L’eredità psicologica dei fatti di Tolosa  
 
La pena, l’angoscia, la paura. La morte di 4 persone, tra cui tre bambini, lunedì davnati alla scuola ebraica di Tolosa ha innescato queste e altre reazioni psicologiche, specialmente tra chi è stato colpito da questo dramma o lo ha visto da vicino. Ma non solo.
 
Il nostro corrispondente da Parigi, Gianni Magi, ha analizzato con la psicologa Hélène Romano l’impatto psicologico di episodi come questo e il modo in cui sono trattati dai media.
 
Giovanni Magi, euronews: Dapprima gli atti terroristici, con la strage perfino di bambini in una scuola. Poi il sollievo alla notizia che il colpevole era stato individuato e poi tutta la tensione del lungo negoziato. Quali sono le conseguenze psicologiche per tutti?
 
Hélène Romano, piscologa: L’impatto è stato molto forte perché sono stati uccisi dei bambini. E il fatto che la persona che ha ucciso sembra avere il volto di qualcuno – uso un termine comune – ‘normale’, quando si preferirebbe che fosse qualcuno di mostruoso. Questo può essere molto destabilizzante, può colpire molto psicologicamente. Non è affatto rassicurante. Può avere un impatto in termini di insicurezza psicologica, psichica di ognuno. È fondamentale la reazione degli adulti per rassicurare, in particolare, i bambini.
 
euronews: Dal punto di vista delle comunità, in questo caso della comunità ebraica e di quella musulmana, qual‘è la dinamica psicologica che si instaura in questi casi?
 
Romano: Da una parte e dall’altra ci si può considerare dei perseguitati, delle vittime. “Siamo stati colpiti perché ebrei” oppure “è stato ucciso perché musulmano”. Ognuno si arrocca sulle sue posizioni, non è facile avere dialogo. Ogni comunità si sente perseguitata e questo aumenta le difficoltà. Prendo ad esempio il minuto di silenzio che era stato deciso negli istituti scolastici. Ci sono state reazioni molto aggressive in alcune scuole a maggioranza musulmana, trattandosi di commemorare con quel minuto di silenzio delle vittime ebree. Ognuno può avere la percezione di essere attaccato. La politica ha un ruolo essenziale nel tentare di contenere queste derive.
 
euronews: Con la sovraesposizione mediatica non c‘è il rischio che si possnao favorire episodi di imitazione?
 
Romano: Può essere un rischio. Il rischio principale deriva dal fatto che abbiamo visto tutto in diretta. Non eravamo nell’appartamento, nel palazzo. Ma tutto è stato trasmesso in diretta. Questo crea un corto circuito, una drammatizzazione eccessiva. Prendiamo tutta la vicenda di Tolosa. Abbiamo avuto i dettagli di come è stata uccisa la bambina. Cosa ha aggiunto questo all’informazione? Abbiamo visto che i giornalisti, presi essi stessi dall’emozione, hanno debordato nei loro racconti. Non si ha più il tempo di riflettere. Le persone hanno bisogno di tempo per assimilare. È stato tutto troppo precipitoso.