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Ozwald Boateng lancia la prima collezione unisex: "È ora di superare il prêt-à-porter"

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Di Euronews
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Ozwald Boateng lancia la prima collezione unisex: "È ora di superare il prêt-à-porter"
Diritti d'autore  euronews   -   Credit: Dubai

Dopo oltre 25 anni di attività lo stilista Ozwald Boateng lancia la sua prima collezione unisex, chiamata Black AI. Euronews lo ha incontrato a Duabai: Boateng ci ha parlato della sua carriera, delle sue origini ghanesi e del rapporto con la black culture.

Perché unisex e perché ora?
È una domanda interessante. Qualche anno fa, nel 2019, ho fatto una mostra enorme all'Harlem Apollo. Come sapete disegno abiti da uomo da un bel po' di tempo, più di 25 anni. Mia figlia si è sempre lamentata del fatto che non ho lavorato molto per lei, ma che l'ho fatto spesso per suo fratello minore. Così ho deciso di fare qualcosa per le donne. L'aspetto interessante è stato che, mentre facevo la sfilata, ho creato questa collezione con alcuni capi da donna. Poi mi sono reso conto che il mio abbigliamento maschile funzionava bene anche con le donne. Ed è così che mi sono ritrovato in questo mondo, in cui l'abbigliamento è quasi privo di genere.

È tornato con il botto dopo una pausa di 12 anni: a febbraio ha sfilato alla London Fashion Week. Perché è stato via così a lungo? Cosa ha fatto?
Beh, a Londra non c'è una grande piattaforma per la moda maschile. Credo che la ragione principale sia questa. Voglio dire, sono sempre stato costretto a sfilare a Parigi, New York o Milano. Questo è il primo punto. Poi c'è stato il Covid. Sono stato due anni a casa a girarmi i pollici. Ho pensato: "Cosa farò quando il mondo ripartirà?". Così ho deciso di fare una grande sfilata di moda per celebrare questo evento e anche per dare seguito a ciò che è successo durante l'isolamento con George Floyd. Quell'evento è stato un catalizzatore, si è parlato molto di black culture e volevo contribuire con la mia collezione. La mostra è stata una vera e propria celebrazione della cultura.

Ha detto che è stata una celebrazione della black culture. La narrazione è davvero cambiata. Lei ha vissuto in prima persona il razzismo, quanto è importante che le cose siano cambiate o abbiano iniziato a cambiare?
La situazione oggi non è paragonabile a quando ho iniziato a lavorare. Per molto tempo, quando andavo a questi eventi di moda, ero probabilmente l'unica persona di colore nella stanza. Questo per decenni. Ora la situazione è cambiata in modo significativo. Voglio dire, negli ultimi tre, quattro, cinque anni. L'anno scorso ero ai Fashion Awards, c'erano molti talenti neri, dagli stilisti ai fotografi. È stato davvero bello.

Parliamo un attimo di Black AI. Il titolo è un riferimento alle persone di colore, alla loro cultura. Ed esplora, credo, l'integrità artistica che ne deriva e le sue radici ghanesi: da dove trae ispirazione?
No, le ispirazioni sono globali, giusto? Ma le mie radici africane sono sicuramente all'interno del mio lavoro, del mio uso del colore e del tessuto. E, cosa più importante, ora più che mai lo sto esprimendo, e penso che ci sia spazio per esprimerlo. Inoltre, questa sorta di sperimentazione e ciò che esprimo con i miei tessuti si presta bene all'abbigliamento femminile. Poi mi sono ispirato ad alcuni dei simboli che porto con me, questi sono simboli Adinkra, simboli antichi che esistono da molto tempo. Ho giocato con le dimensioni di questi simboli per creare questa sorta di collage e di motivi. E poi li ho tradotti in una serie di colori.

Come ha accennato prima, sua figlia le ha chiesto di produrre più abbigliamento femminile. È coinvolta nel lavoro?
Sì. È coinvolta per quanto riguarda i social media. Lei fa parte di quella che viene definita la Generazione Z, la generazione che oggi controlla tutto e detta tante cose. Ma lei mi sta aiutando a capirlo e nella mia ultima mostra ha invitato molti nuovi talenti di musica, moda, arte. Così ho vissuto un'esperienza davvero interessante presentando la collezione, ho parlato a tante generazioni diverse. È stata un'esperienza davvero fantastica, poter creare una collezione che parlasse a così tante persone diverse.

Lei è stato applaudito per lo sviluppo socioeconomico globale, in particolare in Africa. Perché è una parte importante della sua carriera?
Penso che sia importante perché sono molto interessato allo sviluppo delle infrastrutture in Africa. Voglio semplicemente vedere l'Africa svilupparsi, punto e basta. Ci sono molte ragioni per il suo ritardo nello sviluppo. Si potrebbe dire che alcune di esse sono di natura politica, ma, in fin dei conti, l'Africa ha bisogno di una possibilità di sviluppo. Presto la popolazione sarà di 1,5-2 miliardi di persone. Il 60% dei terreni agricoli non sviluppati nel mondo si trova in Africa, quindi lo sviluppo dell'Africa è molto importante per il mondo. La Fondazione Made in Africa è stata creata per promuovere il Fondo Africa 50, un grande fondo per le infrastrutture della Banca africana di sviluppo. Il fondo ha raccolto qualcosa come 3-4 miliardi di dollari, concentrandosi sulle infrastrutture del continente africano.

Siete stati consulenti di presidenti e leader mondiali. Cos'altro c'è da fare per portare questo progetto al livello successivo?
È necessaria una reale comprensione dell'importanza del continente africano a livello globale. La sicurezza alimentare è un problema importante. Se riuscissimo a sviluppare i terreni agricoli nel modo giusto, in modo sostenibile... la cosa si spiega da sé. Credo che questo sia il problema. È necessario un maggiore sostegno. Occorre fornire il giusto know how e creare partenariati.

Lei è un grande sostenitore della sostenibilità nell'industria della moda. Perché è importante e come si applica alla nuova collezione?
Per quanto riguarda la nuova collezione, realizziamo tutto praticamente su ordinazione. Per quanto riguarda l'industria della moda, sappiamo tutti che contribuisce in misura enorme agli sprechi. Questo è dovuto al modo in cui è strutturato il business, se voglio attirare un cliente devo avere 10 taglie diverse e vari colori per vendere i miei capi. Se sapessi cosa vuole il cliente fin dall'inizio, non dovrei farne così tanti. Potrei essere più mirato. Quindi il modo in cui funziona il business deve cambiare. Penso che dobbiamo imparare ad aspettare.

Quindi crede sia ora di superare il pret-a-porter?

Credo di sì. Ma la realtà è che ciò avverrà per gradi. Penso che ci debba essere un rapporto molto più stretto tra la progettazione, la produzione e il cliente. Penso che queste tre cose dovrebbero essere strettamente correlate. Penso che potremmo evitare una quantità enorme di rifiuti.

Lei è stato direttore creativo di Givenchy homme ed è stato uno dei nomi di punta di Savile Row. Qual è il suo futuro?

Credo che questa regione sia molto interessante, quindi voglio davvero espandermi ed esplorarla. Non sono stato a Dubai per un bel po', circa 10 anni. Il suo sviluppo è davvero incredibile. È un luogo globale dove tutti vogliono venire. Ho un sacco di amici, anche a Hollywood, e tu mi dicono che vogliono venire a Dubai. Quindi è una buona cosa. Inoltre, devo dire che volare in questo aeroporto è stato facilissimo. È stato un gioco da ragazzi, se invece penso a Heathrow... beh, è un po' più impegnativo.