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Calatrava; "Dobbiamo prenderci cura della Terra, perché è l'unica che abbiamo"

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Calatrava; "Dobbiamo prenderci cura della Terra, perché è l'unica che abbiamo"
Diritti d'autore  euronews   -   Credit: Dubai Tourism
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La carriera, l'architettura come arte, le immagini che lo hanno ispirato... A tu per tu con Santiago Calatrava, creatore del Turning Torso di Malmo, del padiglione degli Emirati Arabi alla prossima Expo 2020 a Dubai, e di quello che è stato descritto come uno dei migliori esempi al mondo di architettura sostenibile, il Museo del Domani a Rio

"A motivarmi da subito è stata l'idea dell'architettura come arte"

Può cominciare raccontandoci perché ha deciso di intraprendere una carriera nell'architettura?

"Dopo il liceo ho voluto fare studi artistici. Fu una visita a Notre Dame - ricordo, erano circa le 11 e la luce penetrava da uno dei rosoni della cattedrale. A Parigi si vedono moltissimi colori e moltissima luce, ed è allora che mi resi conto che anche l'architettura è un arte. Ho sempre studiato l'architettura come un'arte. Ho studiato anche ingegneria civile, perché volevo conoscere meglio i materiali, la materialità dell'architettura, le leggi della costruzione, i principi della statica e tutti gli aspetti matematici della costruzione stessa in quanto processo e anche in quanto risultato. Ma è stata l'idea che l'architettura sia un'arte che mi ha motivato fin dal primo momento".​

Il suo stile è stato definito "neo-futurismo". Come lo descriverebbe?

"In realtà non so se ho uno stile. Ma se ne ho uno, è lo stile della mia epoca, naturalmente sempre con uno sguardo al futuro, sempre chiedendomi come fare meglio, come la nostra vita possa migliorare, come i nostri edifici possano essere più originali o più belli o adattarsi meglio alle esigenze delle persone. Ed è questo alla fine che li proietta nel futuro, perché io credo, o almeno spero, che il futuro sarà almeno bello quanto il presente".

Lei è nato a Valencia, in Spagna. In che modo la sua città natale influenza e ha influenzato il suo stile nel corso degli anni?

"È stato un bel posto in cui crescere, perché ha il Mediterraneo di fronte a sé, è una città aperta al mondo, perché c'è il mare, è una città tradizionalmente molto aperta, e poi è ricca di monumenti meravigliosi".

​"L'architettura è un lavoro modesto"

Quale parte del processo della progettazione architettonica la entusiasma di più?

"Sa, io fin dall'inizio sono stato molto coinvolto nell'invenzione o nel progetto stesso. Disegno molto, realizzo molti schizzi, e fortunatamente ho gente intorno a me che prende queste cose e le trasforma in progetti reali e poi trasforma queste cose in costruzioni concrete. Insomma, l'architettura è un lavoro in cui bisogna circondarsi di molte persone in gamba".

Lei è considerato una star dell'architettura, ma naturalmente il suo team ha un ruolo centrale...

"Penso che la qualifica di star si applichi meglio ad altre discipline. L'architettura è un lavoro modesto, non è un qualcosa di stravagante, si tratta di ore di lavoro, a volte non solo per giorni, ma per settimane, mesi, perfino anni".

​Dubai, una città "entusiasta"

Siamo a Dubai. Perché Dubai è una città leader nel campo dell'architettura?

"Ricordo bene quant'ero entusiasta quando avevo 14 anni, 20, 25, 30 anni, tutta l'energia che si ha a quell'età, i sogni, le speranze. Questo avviene anche ai luoghi, e Dubai è sicuramente un enorme luogo entusiasta, ricco di energie, è una delle città che rappresentano la nostra epoca, quasi al cento per cento, perché appartiene alla nostra epoca al cento per cento, alla nostra generazione".

In questo momento lei sta costruendo la Dubai Creek Tower, che sarà la torre più alta del mondo una volta completata. Che cosa l'ha ispirata?

"L'idea all'origine della Dubai Creek Tower è un fiore, con un lungo stelo e un tulipano in cima. Perché un fiore? Perché ho pensato a una bella immagine per qualcosa che doveva essere molto semplice, molto concentrato, e che doveva comunicare bellezza"

Lei ha costruito il grattacielo Turning Torso di Malmo, in Svezia, la Torre delle telecomunicazioni di Montjuic, a Barcellona. È anche responsabile del padiglione degli Emirati Arabi all'Expo 2020. Da dove trae la sua ispirazione?

"Cerco di riprodurre qualcosa che rappresenti l'essenza o parte dell'essenza della cultura locale. Per il padiglione mi sono ispirato a un uccello, un falco, con le ali spiegate, e l'idea del falco si fonde con l'idea del padiglione".

​Un'architettura moderna è un'architettura sostenibile

In che modo l'architettura moderna allarga i confini?

"Oggi materiali come ad esempio la fibra di carbonio possono cambiare il modo di concepire l'architettura, possono dar vita a nuove forme e possono ampliare i confini o i limiti. Altri elementi che allargano i confini sono ad esempio le nuove tecnologie riguardanti l'energia. La nostra comprensione dell'energia oggi è molto diversa da quella che era la nostra comprensione dell'energia trent'anni fa. Oggi ci preoccupiamo molto di più della sostenibilità".

Il suo Museo del Domani, a Rio, è stato descritto come uno dei migliori esempi di architettura sostenibile. Perché l'architettura sostenibile è importante?

"Dobbiamo prenderci cura della Terra, perché è l'unica che abbiamo. E dobbiamo cercare di consegnare questa Terra alla prossima generazione almeno in condizioni non peggiori di quelle in cui l'abbiamo ricevuta".

Che cosa le riserva il futuro?

"Sa, io mi sono promesso di lavorare fino alla fine della mia vita, se potrò permettermelo. Mi piace il lavoro che faccio, mi dà molte soddisfazioni, mi dà entusiasmo, speranza, mi piacciono anche le persone che mi circondano, le persone con cui lavoro, e io credo che, se potrò permettermelo, lavorerò fino all'ultimo giorno della mia vita".