L’inchiesta della procura di Milano: i lavoratori venivano arruolati direttamente in India. Invocata la tutela della riservatezza della futura sede diplomatica di fronte ai Carabinieri venuti a raccogliere le testimonianze degli operai
"Condizioni di para-schiavismo e pizzo da 5mila euro per arrivare in Italia". Così un decreto d'urgenza della procura di Milano commissaria la divisione italiana del colosso americano Caddel Construction, il gruppo dell’Alabama con un fatturato di 1 miliardo e mezzo di dollari e 2.000 dipendenti che costruisce ambasciate e consolati statunitensi in tutto il mondo. La notizia è stata data dal Corriere della Sera.
Nel cantiere ci sono stati momenti di tensione quando, di fronte ai Carabinieri venuti per assumere le testimonianze dei manovali indiani al lavoro venerdì mattina, gli americani hanno invocato la tutela della riservatezza dell’area della futura sede diplomatica.
L'indagine, coordinata dai pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici, ha svelato quello che i magistrati definiscono nelle 103 pagine del decreto come un "meccanismo criminale ricorrente". Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, i lavoratori venivano agganciati in India dalla società Dynamic House di Nuova Delhi con lo specchietto per le allodole di uno "stipendio dignitoso".
Per poter partire alla volta dell'Italia e ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, tuttavia, ogni operaio era costretto a pagare una tangente: 500mila rupie a testa, l'equivalente di circa 5mila euro. Una volta giunti a Milano, la realtà si rivelava però drammaticamente diversa dalle promesse.
Cosa succedeva agli operai indiani arrivati a Milano
Una volta atterrati a Milano, il personale dell’americana Caddell li avrebbe prelevati all’aeroporto, accompagnati in due residence a Garbagnate Milanese e Pieve Emanuele, e inseriti in cantiere il giorno dopo: ma prima un capocantiere (descritto dagli indiani come un altro turco) li avrebbe costretti a firmare alcune carte senza spiegazioni o traduzioni in lingua a loro comprensibile.
Diversamente da quanto indicato nel contratto che assicura vitto e alloggio gratuiti a carico del datore di lavoro, ogni mese lo stipendio è decurtato (sui teorici 1.200/1.400 euro) di circa 500 euro per pagare i residence dove erano stati alloggiati
Sono soldi che i lavoratori indiani bonificano in automatico attraverso la domiciliazione bancaria da loro autorizzata senza rendersene conto in quelle carte fatte firmare dal capocantiere, che poi ogni mese pretenderebbe in contanti altri 350 euro a pagamento dei pasti, minacciando altrimenti ritorsioni o licenziamenti.
Quanti sono i manovali impiegati nel cantiere di piazzale Accursio
Nel cantiere, la cui fine dei lavori è prevista nel 2028,sono impiegati in media dai 300 ai 400 manovali indiani, complessivamente sarebbero sin'ora un migliaio, inquadrati nella formalmente del tutto corretta procedura del "distacco transnazionale" in materia di immigrazione, che consente l’ingresso in Italia, al di fuori delle quote ordinarie, dilavoratori extra Ue trasferiti presso un’entità ospitante appartenente alla stessa impresa o al medesimo gruppo, però con una serie di condizioni su durata, mansioni, retribuzione e condizioni di impiego.
Trentacinque lavoratori indiani, ascoltati dai carabinieri del Comando Tutela Lavoro nell’inchiesta dei pm Mauro Clerici e Paolo Storari, si sono esposti e hanno raccontato quanto subito
Quanto venivano pagati i manovali indiani
Dalle testimonianze drammatiche raccolte dagli inquirenti sono emerse violazioni sistematiche e reiterate. Paghe da fame, con retribuzioni inferiori fino al 50% rispetto alla soglia di povertà e ai contratti collettivi nazionali. Violazione costante delle norme sull'orario di lavoro, sui riposi giornalieri e sul riposo settimanale.
Le paghe effettive sarebbero state di 2 euro l’ora, "molto al di sotto non solo del livello del contratto Edilizia Industria dichiarato da Caddell" nelle carte depositate in Prefettura (10-12 euro l’ora), e al di sotto anche delle buste paga consegnate agli indiani (4 euro l’ora), ma anche "molto al di sotto della soglia minima di proporzionalità e sufficienza" indicata dall’articolo 36 della Costituzione.
Chi sono gli indagati per caporalato
L'inchiesta per caporalato vede attualmente iscritto nel registro degli indagati Ulas Demir, quarantasettenne di origine turca e preposto alla sede secondaria italiana della multinazionale dell'Alabama.
La stessa Caddell Construction è finita sott'accusa in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, portando così al commissariamento giudiziario d'urgenza dell'azienda per garantire la regolarizzazione dei lavoratori e la prosecuzione dei lavori nella legalità.
La Procura di Milano ha contestualmente nominato il commercialista Francesco Brigatti come l’amministratore giudiziario incaricato di bonificare la situazione "adottando idonei assetti organizzativi anche in difformità da quelli proposti dall’imprenditore".