Un team di esperti si è espresso contro un nuovo intervento al cuore per il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli. Lo scorso dicembre il fallimento della prima operazione a causa di un organo danneggiato durante il trasporto
Il bambino di due anni e mezzo ricoverato all'Ospedale Monaldi di Napoli non potrà sottoporsi a un nuovo trapianto cardiaco. Il comitato di esperti ha espresso mercoledì parere negativo a un secondo intervento.
Il piccolo è ricoverato in Terapia intensiva dallo scorso 23 dicembre, quando gli era stato trapiantato un organo risultato poi danneggiato.
"Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto", ha dichiarato il cosiddetto Heart Team che doveva stabilire se ci fossero stati i requisiti per tentare un secondo intervento.
Il quadro clinico era fortemente compromesso. Dagli ultimi esami fatti "è emerso che c'è stata una emorragia cerebrale massiva, che è peggiorata. Questo mette a rischio il cervello nell'affrontare un altro intervento", ha dichiarato Carlo Pace Napoleone, direttore della Scuola di cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino.
Il legale della mamma del bimbo, Francesco Petruzzi, ha espresso frustrazione per la breve comunicazione ricevuta.
"Una nota di cinque righe dopo 57 giorni non è sufficiente, dobbiamo leggere tutta la documentazione".
"Se è finito il momento della speranza, inizia pure quello delle responsabilità", ha aggiunto.
Il rappresentate ha anche raccontato il dramma della madre: "È rassegnata all'idea che il figlio non ce la farà".
In ospedale si è recato anche l’arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia, che ha incontrato la madre e il bambino, fermandosi circa un’ora in reparto. L'arcivescovo aveva già incontrato la famiglia lo scorso sabato.
Il cuore resosi disponibile sarà destinato ad uno degli altri 2 soli bambini compatibili che sono in lista urgente di attesa per il trapianto.
Gli esperti provengono da alcuni dei più importanti ospedali italiani in termini di trapianti pediatrici: dal Bambino Gesù di Roma, che su richiesta della famiglia si era già espresso contro un nuovo trapianto; dall'Azienda Ospedale Università di Padova; dall'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; dal Regina Margherita di Torino.
Il caso cuore "bruciato" trapiantato al bambino di Napoli
Lo scorso dicembre al piccolo paziente originario di Nola, provincia di Napoli, era stato trapiantato un cuore con tessuti necrotizzati a causa del trasporto difettoso da Bolzano.
È emerso che i tecnici fossero partiti da Napoli con un semplice contenitore e del ghiaccio secco, invece della speciale box in dotazione in grado di mantenere la temperatura adatta al trasferimento di un organo.
La famiglia, convocata martedì sera dopo la notizia di un organo disponibile, ha cercato di fare il possibile per salvare il piccolo di 2 anni, coinvolgendo altre strutture ospedaliere.
Dalla decisione dell'equipe medica dipende il destino anche di altri minori che sono in attesa in Italia di un trapianto di cuore. "Al momento risulta che ci sono altri tre centri, altri tre bambini, che hanno la precedenza nella lista di trapianto", ha detto l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.
Al Monaldi sono giunti in giornata anche gli ispettori inviati dal ministero della Salute, per acquisire i documenti relativi al primo trapianto e ricostruire la vicenda per chiarirne le responsabilità nel quadro dell'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli.
In questo senso si sono espressi, oltre a inviare la propria solidarietà, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che hanno telefonato martedì alla madre del bimbo.
''Mi hanno detto che faranno giustizia, però, l'ho ripetuto anche a loro che adesso la mia priorità è aiutarmi a trovare una soluzione per mio figlio", ha detto Patrizia Mercolino in un'intervista a Repubblica.
L'equipe di esperti è composta da: Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Pace Napoleone dell'Ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell'Azienda ospedaliera dell'Università di Padova, Amedeo Terzi dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Guido Oppido del Monaldi, il cardiochirurgo che ha già operato il bambino.