Per la prima volta gli operatori della Biennale hanno scioperato venerdì per la presenza di Israele alla kermesse, venti i padiglioni chiusi alla vigilia dell'apertura al pubblico. Il governo italiano e l'Ue, intanto, criticano la presenza della Russia
Si apre sabato, 9 maggio, la 61esima Esposizione Internazionale d'Arte Biennale di Venezia. La kermesse ha aperto i battenti in un clima di eccezionale pressione politica che ha trasformato l'ultima giornata di pre-apertura in una maratona di proteste.
La Biennale resterà accessibile al pubblico fino alla fine di novembre 2026 ma il suo avvio è stato funestato da tensioni che riflettono le attuali fratture globali tra conflitti in corso e rivendicazioni sociali.
Circa duemila persone si sono radunate nel pomeriggio di venerdì lungo via Garibaldi per partecipare a quello che è stato definito il primo sciopero dei lavoratori nella storia della Biennale indetto da numerose sigle sindacali e collettivi.
Il corteo si è diretto con forza verso l'Arsenale per contestare la presenza del padiglione di Israele che i manifestanti hanno ribattezzato "padiglione del genocidio" in riferimento alle operazioni militari in corso a Gaza. Momenti di criticità si sono verificati all'altezza del Campo della Tana dove il reparto celere della polizia è entrato in contatto con i manifestanti che cercavano di forzare i blocchi di sicurezza per raggiungere le sedi espositive blindate.
Il nodo dei fondi europei e la mobilitazione contro il padiglione della Russia
La riapertura momentanea del padiglione della Russia ha aggiunto un ulteriore livello di complessità istituzionale dopo che nei giorni scorsi il collettivo Pussy Riot ha inscenato azioni di disturbo altamente simboliche. L'Unione europea ha reagito con estrema fermezza alla riapertura minacciando nuovamente il ritiro dei finanziamenti destinati alla manifestazione qualora la vetrina culturale veneziana venga utilizzata per legittimare le posizioni del Cremlino.
Dopo giorni di discussioni, la Biennale ha informato che il padiglione resterà chiuso per tutta la durata della kermesse e sarà possibile sbirciare le opere solo dalle finestre.
Questa pressione finanziaria da parte di Bruxelles mette a rischio i bilanci della kermesse poiché la Commissione esige coerenza tra la gestione della mostra e le sanzioni internazionali attive contro Mosca per l'invasione dell'Ucraina.
L'impatto dello sciopero di venerdì è stato visibile attraverso la chiusura di circa venti padiglioni nazionali che hanno scelto di sospendere le attività in segno di solidarietà con la protesta anti-Israele.
Tra le nazioni che hanno aderito alla chiusura totale o parziale di venerdì figurano Austria, Belgio, Spagna, Regno Unito e Turchia oltre a realtà come la Finlandia e l'Irlanda che hanno lasciato i battenti sbarrati durante le ore calde della mobilitazione.
Il collettivo ANGA ha sottolineato che questa decisione non è solo una forma di protesta ma un rifiuto della complicità con le strutture politiche ed economiche che sostengono la produzione culturale contemporanea in tempi di guerra.
La visita di Matteo Salvini e la visita al padiglione Russia
Il vicepremier Matteo Salvini è giunto ai Giardini nel pomeriggio di venerdì definendo la propria presenza un inno a Venezia e all'arte oltre ogni forma di boicottaggio politico. Salvini ha dichiarato apertamente che per fortuna l'arte è libera e che si trovava lì per mettere il suo mattoncino per porre fine a polemiche che non dovrebbero coinvolgere una fondazione come quella della Biennale.
Riguardo agli scontri con le forze dell'ordine il ministro ha commentato che picchiare i poliziotti per la causa palestinese "non porta a nulla", aggiungendo che tali manifestanti si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato.
La giornata si è conclusa con la visita di Salvini anche al padiglione russo dove è stato accolto con gratitudine dalla commissaria Anastasia Karneeva. "Il vicepresidente del Consiglio italiano Matteo Salvini ci ha regalato una bellissima sorpresa e lo ringraziamo: la sua visita ci ha fatto molto piacere''. ha detto Karneeva.
Il ministro Giuli boicotta l'inaugurazione
Il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli ha avuto un duro scontro con l'organizzazione e ha deciso di boicottare l'inaugurazione della Biennale. Nei giorni scorsi ha annunciato che visiterà il padiglione Italia "per rendere onore all'arte italiana e all'Italia", ma non è chiaro se è previsto un incontro con il presidente della Biennale Pierangelo Buttafuoco.
Il ministro ha affermato di aver scritto a Buttafuoco dopo le polemiche nate per l'apertura del padiglione russo ma non avrebbe ricevuto risposta. "Io gli ho scritto il mio dissenso rispettoso e non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti", ha detto Giuli.
Venerdì l'inaugurazione del padiglione Italia, organizzato dal ministero della Cultura, si è consumata in un deserto istituzionale, palesando la frattura tra Giuli e Buttafuoco. Mentre la sede nazionale restava priva di rappresentanza, gli esponenti politici hanno partecipato all'inaugurazione del padiglione Venezia, tra loro Salvini, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia che hanno mostrato sostegno al presidente della Biennale.