Il Brent è salito giovedì oltre 105 dollari al barile dopo notizie che il presidente USA Donald Trump valuta un ritorno a "grandi operazioni di combattimento" contro l'Iran, mentre le Borse europee hanno aperto in calo per il timore che il caro petrolio alimenti l'inflazione.
Il prezzo di riferimento mondiale del petrolio è balzato di circa il 5%, mentre i trader si preparano a una possibile nuova offensiva statunitense contro l'Iran, aumentando la pressione sulle azioni, già scosse dall'aumento dei costi di finanziamento.
Il Brent è salito oltre 105,2 dollari al barile nelle contrattazioni del primo pomeriggio in Europa, mentre il riferimento statunitense West Texas Intermediate (WTI) è avanzato del 5,1% fino a circa 92,75 dollari.
Secondo notizie diffuse mercoledì dai media statunitensi, il Pentagono ha ordinato al Comando centrale Usa di completare i preparativi per una possibile ripresa di "grandi operazioni di combattimento" contro l'Iran, riferiscono funzionari statunitensi.
Non è stata fissata alcuna data per eventuali attacchi, che secondo le stesse fonti potrebbero colpire infrastrutture energetiche e siti nucleari iraniani.
Un funzionario israeliano ha dichiarato ad Axios che le probabilità di un attacco prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti il mese prossimo "non sono elevate, ma non lo escludiamo".
Secondo le ricostruzioni, persino i sostenitori dei raid non si aspettano che questi riportino l'Iran al tavolo dei negoziati o ristabiliscano un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz, ma sperano che aiutino il presidente Usa Donald Trump a mostrare forza in vista delle elezioni di metà mandato.
Stati Uniti e Iran non hanno ancora raggiunto un accordo per porre fine alla loro guerra, iniziata a febbraio.
I timori per l'offerta erano già in aumento. Teheran ha intensificato gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, gli Houthi hanno smentito di aver perso territori strategici e alti funzionari del settore petrolifero hanno avvertito che le riserve mondiali si stanno riducendo a livelli preoccupanti.
La produzione è stata colpita anche negli Stati Uniti, dove i produttori hanno fermato oltre 500.000 barili al giorno di output nel Golfo del Messico in vista dell'uragano Isaias.
I prezzi del greggio erano scesi all'inizio della settimana, complice l'indicazione che le esportazioni dal Medio Oriente stavano tornando verso i livelli prebellici e dopo che i Paesi del G7 hanno concordato di attingere alle loro scorte.
Mercoledì l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) ha reso noto che i Paesi membri sono favorevoli ad accelerare il rilascio delle riserve di petrolio già promesso a marzo, dando priorità al diesel dove possibile.
Le Borse scendono con il ritorno dei timori per l'inflazione
Le Borse europee hanno aperto in calo giovedì, dopo che il balzo del prezzo del petrolio ha riacceso i timori di inflazione. In apertura il Dax tedesco ha ceduto lo 0,76% e il Ftse 100 di Londra è sceso dello 0,75%. Il Cac 40 francese ha perso lo 0,64%, mentre l'Euro Stoxx 50 è arretrato dell'1,06%.
L'aumento del prezzo del petrolio ha inoltre accentuato la pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, che hanno toccato i massimi da diversi anni. In mattinata il rendimento decennale francese si attestava al 4,89% e quello tedesco al 3,48%, mentre il Treasury decennale statunitense oscillava vicino a un massimo da decenni al 5,32%.
Rendimenti in aumento tendono a penalizzare le azioni, perché l'aumento dei costi di finanziamento comprime i profitti delle imprese e rende le obbligazioni più attraenti per gli investitori.
I verbali della riunione di settembre della Federal Reserve, pubblicati mercoledì, mostrano che la maggior parte dei membri considera probabile un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell'anno.
A settembre la Fed ha aumentato i tassi per la prima volta da luglio 2023, di un quarto di punto percentuale, portandoli in un range tra il 3,75% e il 4%, poiché l'inflazione negli Stati Uniti resta sopra l'obiettivo del 2%.
I listini di tutta l'Asia hanno chiuso in ribasso, da Tokyo a Hong Kong, Sydney, Shanghai, Singapore, Seul, Wellington, Taipei e Manila.
I titoli Samsung sono scesi nonostante la società preveda un aumento del 782,5% dell'utile operativo nel terzo trimestre, fino a 107,4 mila miliardi di won (circa 71,8 miliardi di euro), spinto dal rialzo dei prezzi delle memorie.
Mercoledì lo S&P 500 di Wall Street ha ceduto lo 0,2% un giorno dopo aver toccato un nuovo massimo storico. Il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,7%, mentre il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, è sceso dello 0,2% dal suo record.
I titoli tecnologici hanno ripiegato mentre gli investitori si preparano alla stagione delle trimestrali, con valutazioni elevate e ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale che mettono i profitti sotto esame.
L'euro è rimasto vicino al minimo degli ultimi 17 mesi toccato lunedì, appesantito dai timori per i elevati livelli di debito della Francia. Giovedì mattina l'euro scambiava a 1,12 dollari, la sterlina a 1,32 dollari e il dollaro a 158,13 yen. L'oro è salito leggermente fino a 4.143,90 dollari l'oncia.
Gli investitori attendevano inoltre il resoconto dell'ultima riunione di politica monetaria della Banca centrale europea, per capire se ci sarà un nuovo rialzo dei tassi.