Migrante suicida in Cpr dopo aggressione, rito abbreviato per 3

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Di ANSA
Balde, ferito a Ventimiglia, morì a Torino. Processo a Imperia
Balde, ferito a Ventimiglia, morì a Torino. Processo a Imperia

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">IMPERIA</span>, 14 <span class="caps">OTT</span> – Si è aperto oggi a Imperia con<br /> il rito abbreviato e con la costituzione delle parti civili, il<br /> processo per lesioni contro gli aggressori di Moussa Balde, il<br /> giovane di 23 anni della Guinea aggredito a Ventimiglia<br /> (Imperia) il 19 maggio 2021 e poi finito al Cpr di via<br /> Brunelleschi a Torino, dove quattro giorni dopo si impiccò. Sul<br /> banco degli imputati ci sono Ignazio Amato, 29 anni, di Palmi<br /> (Reggio Calabria), Francesco Cipri, 40 anni, e Giuseppe<br /> Martinello, 45 anni, entrambi originari della provincia di<br /> Agrigento. Il fratello di Balde, Thierno Amadou, presente in<br /> aula, e i genitori, si sono costituiti parti civili. Presenti<br /> all’udienza i tre imputati. Il giudice monocratico Francesco Minieri ha accolto l’istanza<br /> di parte civile dei congiunti, presentata dall’avvocato Gianluca<br /> Vitale, rigettando quella di tre associazioni. Il pestaggio avvenne in via Roma. Secondo quanto riferito dal<br /> legale dei tre imputati, l’avvocato Marco Bosio, uno di loro,<br /> Cipri, subì un tentativo di furto da parte di Balde. Per questo<br /> motivo, dicono i tre, ci fu una reazione. Balde fu aggredito con<br /> un portacenere e dopo le cure in ospedale venne dimesso con una<br /> prognosi di 10 giorni. Poichè sprovvisto di permesso, fu mandato<br /> al Cpr di Torino. “Nessun essere umano può accettare<br /> l’aggressione che ha subito mio fratello a Ventimiglia e nel<br /> centro Cpr di Torino – ha detto il fratello della vittima -. A<br /> nome di tutta la mia famiglia chiedo giustizia. Moussa era il<br /> più giovane, ha studiato, ha attraversato il Mediterraneo e<br /> tutto quello che ha fatto lo ha fatto per le speranze della sua<br /> famiglia”. Per l’avvocato Vitale doveva essere contestata anche<br /> l’aggravante dell’odio razziale. “Purtroppo, noi non siamo<br /> d’accordo sulla decisione della Procura di non contestare<br /> l’aggravante dell’odio etnico in questa aggressione – ha detto<br /> -, perché la virulenza con cui è stata condotta non possa non<br /> celare anche un senso di superiorità nei confronti della<br /> vittima”. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 9 dicembre.<br /> (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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