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Spiagge sarde depredate: 250kg di sabbia tornano a Is Arutas

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Di ANSA
Chicchi di quarzo erano stati rubati sul litorale Oristanese
Chicchi di quarzo erano stati rubati sul litorale Oristanese

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">CABRAS</span>, 30 <span class="caps">MAG</span> – Duecentocinquanta chili di granelli<br /> di quarzo, sequestrati negli aeroporti sardi – arrivati grazie<br /> alla collaborazione con l’associazione Sardegna rubata e<br /> depredata, che ogni anno si impegna nell’azione di salvaguardia – hanno potuto fare ritorno a Is Arutas, nel litorale di Cabras,<br /> nell’Oristanese. Un dato in crescita rispetto a quello dello<br /> scorso anno, quando erano stati 200 i chili di sabbia<br /> recuperati, ma inferiore ai sei quintali del 2020.<br /> Parte della sabbia restituita proviene anche dalle camere delle<br /> strutture ricettive locali. Su una bottiglie si può leggere<br /> anche la dedica: “Ricordo di una vacanza super…”. Presenti anche<br /> i granelli resi dai turisti pentiti e che li hanno rispediti in<br /> Sardegna.<br /> Il tema della conservazione e del rispetto dei litorali è stato<br /> trattato più volte anche da testate giornalistiche<br /> internazionali come il The Guardian ma, nonostante il fenomeno<br /> del prelievo a partire dal 2017 in Sardegna costituisca un<br /> reato, il problema non può considerarsi risolto.<br /> “Associare il ripristino del territorio alle giornate ecologiche<br /> rispecchia perfettamente il concetto di salvaguardia degli<br /> ambienti naturali marini che vogliamo perseguire e divulgare – afferma il sindaco di Cabras Andrea Abis -. Il 2022 è l’anno<br /> della ripartenza turistica, questa sarà la stagione che ci<br /> permetterà di testare quanto viaggiatori e locali abbiano<br /> recepito l’importanza di preservare un bene naturale tanto<br /> prezioso come la sabbia di quarzo”.<br /> “Purtroppo, il fenomeno dei furti di sabbia sassi e conchiglie<br /> appare costante – afferma Franco Murru, presidente di Sardegna<br /> rubata e depredata -. La nostra associazione tenta da molti anni<br /> di scoraggiarlo rivolgendosi alla platea eterogenea dei social<br /> media, e di riflesso agli organi di informazione tradizionali,<br /> ma evidentemente in futuro sarà necessario intercettare in<br /> maniera più capillare i potenziali responsabili di questi reati,<br /> coinvolgendo per esempio le scuole e promuovendo specifici corsi<br /> di educazione ambientale”. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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