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Amministratore giudiziario agì bene, archiviata inchiesta

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Di ANSA
Accusati di maltrattamenti e omicidio del piccolo Evan
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<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">PALERMO</span>, 16 <span class="caps">FEB</span> – Il gip di Palermo Antonella<br /> Consiglio ha archiviato l’inchiesta per abuso d’ufficio e<br /> peculato aperta a carico dell’avvocato Andrea Aiello, ex<br /> amministratore giudiziario della società Euroimpianti Plus srl<br /> di proprietà dei figli degli imprenditori Cavallotti, in passato<br /> indagati con l’accusa di essere soci del boss Bernardo<br /> Provenzano e assolti dopo alterne vicende giudiziarie. L’inchiesta nei confronti di Aiello, nominato amministratore<br /> dopo il sequestro della Euroimpianti, nasce da un esposto<br /> inizialmente a carico di ignoti che evidenziava irregolarità<br /> nella gestione dell’impresa. La società si occupava della<br /> realizzazione della manutenzione della rete del gas e aveva<br /> vinto appalti in diverse parti di Italia tra cui l’agrigentino e<br /> in particolare Ravanusa, dove ne una fuga di gas dalla rete del<br /> metano ha determinato il crollo di diverse palazzine e la morte<br /> di 9 persone. Dopo due richieste di archiviazione della Procura, con<br /> altrettante opposizioni dei Cavallotti, e una accurata<br /> consulenza tecnica, il gip ha sancito la regolarità della<br /> gestione dell’amministratore giudiziario. In particolare i<br /> Cavallotti contestavano ad Aiello il dissesto della società e<br /> una cattiva gestione dei crediti incassati, che non sarebbero<br /> stati impiegati per nuove assunzioni e per il pagamento dei<br /> debiti verso i vecchi fornitori ma per fronteggiare i costi<br /> delle materie prime, lievitati in modo esponenziale, e minori<br /> ricavi che, a dire degli imprenditori, sarebbero stati<br /> imputabili a incapacità gestionale dell’amministratore<br /> giudiziario. Accuse smentite dal lavoro del consulente tecnico che ha<br /> esaminato la documentazione contabile della società. Per il gip<br /> “emerge una seria e concreta difficoltà gestionale a seguito<br /> dei necessari costi che l’amministratore ha dovuto sostenere per<br /> il mantenimento degli impegni contrattuali e nei confronti dei<br /> molti dipendenti. I così detti costi di legalità”. “Men che<br /> meno – prosegue il giudice – può rinvenirsi nelle condotte in<br /> parola una volontà dell’indagato di favorire se stesso ed altre<br /> figure professionale, che si sono rese necessarie, o di<br /> danneggiare la famiglia Cavallotti”. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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