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A Foggia la marcia contro il caporalato

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A Foggia la marcia contro il caporalato

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La vera pacchia, quella dei caporali che sfruttano i migranti per i lavori agricoli, sta per avere fine. E la parola basta è arrivata, per la prima volta, proprio da Foggia, luogo simbolo dopo i due incidenti stradali che hanno provocato 16 morti, tutti lavoratori di origine africana, impegnati in queste settimane nelle raccolte stagionali. E proprio loro sono scesi in piazza al grido di "Mai piu' schiavi", rivendicando i diritti fondamentali e basilari di ogni lavoratore.

Aboubakar Soumahoro, rappresentante sindacale USB
"Per la prima volta, uomini e donne, comabbtono insieme contro lo strapotere dei caporali, lo sfruttamento e le condizioni di lavoro. Anche contro chi, seduto al governo, non è mai venuto qui a sporcarsi le mani. Oggi facciamo sciopero, nessuno di noi è andato a raccogliere i pomodori".

Due i cortei, per dire no al caporalato, uno partito dall'ex ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, l'altro a Foggia. Tutti con il testa un berretto rosso, lo stesso che i braccianti indossano nei campi come unica protezione dal sole. Caporalato e sfruttamento. Anche il Governo ha intenzione di dire basta e lo ha ribadito il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio "Non bisogna cambiare per cambiare: abbiamo un quadro diffuso di incertezza normativa, non solo delle fonti primarie. Il sistema normativo a tutti i livelli e’ complesso e l’operatore economico ha un quadro di incertezza. La legge sul caporalato c’è e non viene integralmente applicata. Dobbiamo prima lavorare alla completa applicazione di quella legge".

Sul fronte delle indagini i magistrati hanno individuato sei aziende (5 pugliesi e una molisana) dove le vittime avrebbero prestato servizio prima dei due incidenti stradali. Sette di queste erano regolarmente assunte, per gli altri si indaga per verificare se siano stati sfruttati dai caporali.