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Libia, la grande contesa tra Francia e Italia

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Libia, la grande contesa tra Francia e Italia

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Una"cabina di regia comune" tra Washington e Roma per il Mediterraneo e la Libia: alla fine, il presidente americano Trump ha accettato la richiesta del neopremier italiano Conteper un maggior coinvolgimento statunitense nel delicato teatro libico. E anche se non è ancora chiaro come questo si tradurrà nei fatti, è certo che l'Italia spera così di contrastare la crescente influenza francese sulla regione, lanciando un guanto di sfida a Emmanuel Macron.

Da due mesi, il presidente francese sta cercando di convincere i riottosi vertici nazionali libici ad indire delle nuove elezioni per il prossimo dicembre. Lo scorso maggio, alla conferenza di Parigi, Macron è riuscito a mettere uno di fronte all'altro le due figure chiave della Libia: il premier Fayez al-Serraj, che a Tripoli dal 2016 guida il governo di unità nazionale internazionalmente riconosciuto; e il suo avversario il generale Khalifa Haftar, nominato Capo di stato maggiore dal parlamento cirenaico di Tobruk, frutto di un'elezione che risale ormai al 2014.

Negli ultimi tempi Haftar si è fatto sempre più ostile nei confronti dell'Italia, colpevole di eccessiva vicinanza a Tripoli. Già un anno fa, con una serie di azioni di guerriglia, il generale aveva cercato di sabotare il cosiddettoPiano Minniti, attaccando le milizie fedeli ad al-Serraj che nella città costiera di Sabrata si occupavano di bloccare le partenze di migranti. Nelle scorse settimane, dopo la visita ufficiale di Salvini, che ha riconfermato la vicinanza a Tripoli, il generale si è duramente espresso contro le ingerenze italiane in Libia; mentre i suoi rapporti con Macron sono andati facendosi sempre più solidi.

Se il presidente Francese riuscisse a portare il paese ad elezioni ad dicembre, dunque, il vantaggio sull'Italia sarebbe conclamato. Ma in realtà, sia i piani francesi che quelli italiani potrebbero rivelarsi tristemente velleitari: sulle elezioni a dicembre, per il momento, non c'è alcuna certezza, ma proprio da Tobruk sta arrivando un certo ostruzionismo all'iter costituzionale necessario per arrivarci.

Dal canto suo lo scorso giugno Salvini aveva già incassato il no del governo di Tripoli sulla proposta di istituire degli hotspot sul territorio libico, uno dei pilastri del governo gialloverde sul tema dell'immigrazione.