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Si riaccende il dibattito sulla Sindone

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Si riaccende il dibattito sulla Sindone

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Scienza contro simbologia della Sacra Sindone

La notizia delle false macchie di sangue della Sacra Sindone, custodita nel duomo di Torino, riaccende un dibattito antico. I nuovi dati si basano su un esperimento con le tecniche di medicina forense e vogliono aggiungere un tassello alle prove contrarie alla sua autenticità.

Davanti alla scienza il mondo cattolico non ufficale brandisce lo scudo del mistero, dell'inattendibilità delle prove scientifiche.

Non ci sono tracce documentate della Sindone fino al 1355, quando comparve improvvisamente in Francia, in una piccola chiesa collegiata a Lirey suscitando lo sdegno dei vescovi locali che gridarono al "falso". Il telo di lino da 4,4 metri x1,1 recante la debole doppia immagine (frontale e dorsale) di un uomo crocifisso, coi segni della passione di Cristo sembra il frammento di un sogno che per credenti e non scandisce il confine fra il mondo dei mortali e quello degli immortali. Conservata in atmosfera inerte a temperatura costante la Sindone è immersa in un buio profondo.

La Chiesa non entra nelle discussioni scientifiche. Coglie l'esclusivo significato simbolico del manufatto. Per la dottrina tutto ciò che va al di là della rivelazione delle scritture è messo da parte. Quindi non è così paradossale che il riaccendersi del dibattito sia perfettamente affine alle discussioni sul sorriso della Gioconda o sui misteri di tante altre icone.

La provocazione

Matteo Borrini, antropologo forense che insegna alla John Moores University di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, chimico, docente dell'università di Pavia e membro del Cicap, il Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze hanno rinverdito le secolari polemiche sulla Sindone.

"Non abbiamo analizzato la sostanza che ha formato le macchie, ma abbiamo voluto verificare come potrebbero essersi formate sulla figura della sindone" ha detto all'agenzia ANSA Borrini.

Per farlo è stata simulata la crocifissione su uno degli autori della ricerca, Garlaschelli, utilizzando sangue sia vero sia artificiale. "Abbiamo simulato la crocifissione con croci di forma diversa, di diversi tipi di legno e con posizioni differenti del corpo, per esempio con le braccia orizzontali e parallele al terreno, fino a verticali sulla testa", ha rilevato Borrini.

Grazie a tutte queste prove, proprio come si fa per ricostruire le macchie presenti sulla scena di un crimine, i ricercatori hanno ricostruito il modo in cui si sono formate le macchie di sangue su polsi, avambracci, quelle dovute alla ferita da lancia sul petto e le macchie di sangue intorno alla vita, presenti sulla figura della Sindone. E' emerso così che la macchia sul torace è compatibile con la posizione di un uomo crocifisso, così come anche "le macchie sugli avambracci, le quali indicano che le braccia erano molto estese verso l'alto, in una posizione superiore a 45 gradi".

Invece le macchie sui polsi e nella regione lombare "non trovano giustificazione con nessuna posizione del corpo, né sulla croce né nel sepolcro". In particolare gli esperimenti indicano che è totalmente irrealistica la macchia che forma una cintura nella regione lombare, dovuta all'eventuale sangue fuoriuscito dopo la morte dalla ferita al costato, quando il corpo era sdraiato nel sepolcro e avvolto nel telo.

"Le nostre prove su un manichino - hanno spiegato i ricercatori - hanno mostrato che in questo caso il sangue non arriverebbe nella regione delle reni, ma si accumulerebbe nella regione della scapola". Per loro questa macchia simile a una cintura "somiglia a un segno fatto in modo artificiale, con un pennello o con un dito".

Tutti questi risultati, presi insieme, fanno concludere che la sindone sia un prodotto artistico "in linea con le analisi già esistenti, come la datazione al radiocarbonio, secondo cui la sindone è un prodotto artistico medievale". (ANSA)

Le reazioni

A compendio di una informazione che ricaviamo direttamente dalle agenzie stampa volentieri pubblichiamo qui sotto le reazioni del mondo cattolico che da anni si occupa della Sindone.

"Di scientifico non c'è nulla": così la professoressa Emanuela Marinelli, sindonologa, boccia la notizia secondo la quale metà delle macchie di sangue impresse sulla Sindone non sarebbero compatibili con la postura di un uomo crocifisso. Interpellata da Vatican News, l'esperta ha commentato: "Ha letto l'abstract della ricerca? Di scientifico non c'è nulla. Ma le sembra un criterio scientifico prendere un manichino di quelli che si usano per i vestiti delle vetrine dei negozi e con una spugna imbevuta di sangue artificiale fissata su un pezzo di legno premere sul lato destro del fantoccio per vedere dove cadono i rivoli di sangue? Questa roba non ha il rigore di altre indagini come quelle realizzate ormai quarant'anni fa". Nell'intervista Marinelli sostiene che per tentare di avvalorare la tesi che la Sindone sia falsa, gruppi ideologici finanziano senza risparmio ricerche preconcette, precostruite a tavolino: "Basta pagare e le ricerche si fanno - dice Marinelli a Vatican News -. E si trova pure chi te le pubblica. E' innegabile che dietro ad alcune di esse si nascondono gruppi che vogliono far credere che la Sindone sia un falso storico". La studiosa racconta anche di un documentario, realizzato e mai trasmesso in tv perché riferisce di una lettera su carta intestata della Curia di Torino che il cardinale Anastasio Ballestrero, all'epoca custode della Sindone, inviò al sul consulente scientifico, l'ingegner Luigi Gonella, con la quale sosteneva che nella faccenda della datazione del carbonio 14, poi confutata da diverse ricerche successive, "c'era stato lo zampino della massoneria che voleva a tutti i costi dimostrare che la Sindone fosse di epoca medievale", conclude Marinelli commentando che forse questa affermazione a qualcuno non piace. (ANSA).

Qui di seguito la riflessione del 17 luglio 2018 a cura del Custode pontificio della Sindone, MONS. CESARE NOSIGLIA:

«Nel corso dei secoli, e con maggiore frequenza negli ultimi anni, ci sono stati molti tentativi di affrontare l’autenticità della Sindone.

Hanno avuto il loro momento di pubblicità con titoli e articoli di giornali che davano per valida la loro ricerca e le loro conclusioni ma in molti casi si sono dimostrati scientificamente inattendibili.

Gli studi e le ricerche – se condotte con criteri di scientificità e senza ipotesi pregiudiziali – stimolano a un confronto sereno e costruttivo, a conferma di quanto affermava San Giovanni Paolo II: “La Sindone è una costante provocazione per la scienza e l’intelligenza”.

È toccato e toccherà anche questa volta ad altri scienziati e studiosi promuovere un dibattito ed eventualmente contestare sul piano scientifico o sperimentale la validità e solidità della ricercacompiuta. È comunque un dibattito che riguarda gli studiosi e gli scienziati che vogliono cimentarsi in questa impresa.

Credo tuttavia che vada ribadito un principio fondamentale che deve guidare chi desidera affrontare con metodo rigorosamente scientifico questioni complesse come questa: è il principio della neutralità, perché se si parte da un preconcetto e si orienta la ricerca per dimostrarlo, facilmente si giungerà a confermarlo… In questo caso non sono più i fatti che contano, ma le idee precostituite vanificando così quella neutralità propria della scienza rispetto alle convinzioni personali. Tutto ciò però non inficia minimamente il significato spirituale e religioso della Sindone quale icona della passione e morte del Signore come l’ha definita l’insegnamento dei pontefici.

Nessuno può negare l’evidenza del fatto che contemplare la Sindone è come leggere le pagine di Vangelo che ci raccontano la passione e morte in croce del Figlio di Dio. Quindi la Sindone, che pure non è oggetto di fede, aiuta però la fede stessa perché apre il cuore di chi l’avvicina e la contempla a rendersi consapevole di ciò che è stata la passione di Gesù in croce e quindi di quell’amore più grande che lui ci ha dimostrato subendo terribili violenze fisiche e morali per la salvezza del mondo intero. Questa è sempre stata ed è tutt’oggi la ragione per cui milioni e milioni di fedeli in tutto il mondo venerano, pregano e contemplano la Sindone e ne traggono speranza per la loro vita di ogni giorno. + Mons. Cesare Nosiglia Custode pontificio della Sindone»