ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Spiegazione semplice: cosa cambia nelle nostre vite se lo spread sale o scende

Lettura in corso:

Spiegazione semplice: cosa cambia nelle nostre vite se lo spread sale o scende

Spiegazione semplice: cosa cambia nelle nostre vite se lo spread sale o scende
© Copyright :
Un operatore della borsa di New York - REUTERS/Brendan McDermid
Dimensioni di testo Aa Aa

Lo spread sale, lo spread scende. Altalena sui mercati, Italia sotto pressione. Il differenziale di rendimento con la Germania è il termometro della nostra crisi.

Da qualche giorno siamo tornati a leggere le stesse frasi del 2011 e parte della politica è tornata ad accusare i mercati per la crisi istituzionale che sta vivendo il Paese.

Al netto di ogni polemica di parte, abbiamo chiesto a tre esperti di economia - un professore universitario, un ex viceministro e un ex dirigente di banca - se queste oscillazioni siano solamente numeri astratti su un tabellone luminoso della Borsa oppure abbiano effetti molto concreti sulle vite di tutti noi.

Lo spread, spiegato in termini semplici

Il problema del debito pubblico italiano è esploso soprattutto a partire dalla fine degli anni '60. Proprio come succede a una famiglia, l'Italia ha iniziato a vivere al di sopra delle proprie possibilità.

Ogni mese ha delle uscite (stipendi pubblici, sanità, amministrazione) che però non sono compensate a sufficienza dalle entrate (le tasse, principalmente). Anche perché, ogni anno, si evadono 120 miliardi, e quindi lo Stato incassa meno.

Essendoci uno squilibrio, per finanziarci emettiamo dei "pagherò", dei titoli di stato, che fanno da debito pubblico. Più sono a lungo termine, più gli interessi tendono ad essere elevati. Se il debitore è affidabile, gli interessi sono minori perché minore è il rischio. Tempo e rischio sono i due fattori chiave di quella che viene definita solvibilità.

Esistono dei vincoli secondo i quali non possiamo emettere debito oltre un certo coefficiente, parametrato al PIL - ovvero l'indicatore generico dello stato di salute di una nazione. Non possiamo indebitarci molto più di quanto incassiamo, in sostanza.

Tutti noi, così come gli Stati sovrani, abbiamo addosso un'etichetta, un rating, che dice quanto siamo affidabili.

Dato questo quadro, è bene ricordare come ogni mese scadano i titoli del debito passati (esempio il BTP del maggio di 30 anni fa). Lo Stato paga ma, per poterlo fare, è costretto a indebitarsi di nuovo. Un circolo decisamente poco virtuoso: è come se, per estinguere il vostro mutuo della casa, chiedeste un ulteriore mutuo in banca. Situazione non inverosimile in Italia, al giorno d'oggi.

Queste oscillazioni dello spread dicono semplicemente che se oggi l'Italia chiede soldi ai mercati per le sue spese lo fa pagando quasi il 3% in più della Germania (con uno spread a 300 punti base. Ricordate: 1% ogni 100 punti base). Praticamente, chiediamo un prestito - e senza questi soldi saremmo nei guai - e lo paghiamo il 3% in più del nostro "vicino".

Con uno spread a 200, è stato calcolato che la spesa per gli interessi aumenti di 3,5 miliardi. Peccato che questi soldi vadano in qualche modo trovati.

E questo come si riflette nelle nostre vite?

Se queste montagne russe rientrano, gli effetti sono irrilevanti. Altrimenti è un problema.

L'aumento permanente dei tassi di interesse fa sì che le banche avrebbero più difficoltà a reperire soldi o sarebbero costrette a indebitarsi a loro volta di più, scaricando questo costo aggiuntivo sui loro clienti. Gli effetti si farebbero sentire già nel giro di qualche settimana.

Lo spiega bene il professor Mario Baldassarri, viceministro dell'economia dei governi Berlusconi 2001-2006 e presidente del Centro Studi Economia Reale, che elenca queste conseguenze:

  • Le imprese avrebbero costi finanziari più alti sia per la gestione che per gli investimenti;
  • Le famiglie spenderebbero di più per i mutui, con tassi di interesse più elevati. Sarebbero così costrette a contenere i consumi;
  • Dato che abbiamo 2.300 miliardi di debito pubblico, ogni 1% in più (100 punti di spread) equivale a 23 miliardi di interessi a regime, ovvero 23 miliardi di "problema" in più;
  • Aumento dell'IVA.

A questi effetti di impatto si deve sommare "una frenata della crescita economica, minori opportunità di impiego per i giovani e meno reddito per le famiglie", in un contesto geopolitico incerto e con il possibile ritorno dei dazi protezionistici.

Foto d'archivio Reuters, sempre della Borsa di NY

Secondo Baldassarri, la proposta Salvini-Di Maio per minori vincoli di bilancio (ovvero: aumentare il debito) "è devastante", con uno "scoperto" stimato dal Centro Studi Economia Reale tra i 130 e i 150 miliardi di euro.

"Agli italiani è stata raccontata una favola, ovvero che lo spread è l’arma che usano i grandi poteri internazionali che ci hanno resi schiavi. Ma non ci rendiamo conto che siamo schiavi di noi stessi: la nostra schiavitù è il debito che abbiamo fatto noi, cosa c’entra l’Europa con tutto questo?", aggiunge Baldassarri. "Siamo schiavi del nostro debito. Se un pastore offre un agnello ferito alle iene e ai lupi, la colpa è del pastore che lo ha lasciato lì".

Anche nel 2011 "non ci fu alcun complotto quanto un harakiri del governo Berlusconi e del suo Ministro dell'Economia, che presentarono un documento di economia e finanza con numeri incredibili al suo interno".

Da qui a settembre "può succedere di tutto", conclude Baldassarri. "Gli scenari sono imprevedibili in senso negativo". Se scoppiasse a 600, "sarebbe necessario un governo di emergenza nazionale. Il governo Cottarelli, che ancora non esiste perché non ha una maggioranza, rischia di trasformarsi in un governo di emergenza nazionale a cui dare fiducia per tamponare la situazione".

Aumento delle tasse o meno spesa da parte dello Stato

Per indebitarsi di più un governo deve pagare tassi di interessi più alti. Secondo Francesco Daveri, professore di macroeconomia e direttore dell'MBA alla Bocconi, "questo aumento della spesa pubblica può essere finanziato con un aumento delle tasse o una riduzione di altre voci di spesa. Si possono ridurre gli acquisti dei fornitori o i grandi appalti pubblici - è difficile che diminuiscano gli stipendi del pubblico".

"Non è detto che tutto questo si traduca in un: lo Stato smette di comprare dai fornitori le macchine usate dalla Polizia. Potrebbero perà aumentare i termini di pagamento, cercando di tirare un po’ in lungo senza fare default sui contratti".

Gli effetti pratici sono i medesimi invocati da Baldassarri, ovvero l'aumento del costo di indebitamento per le banche e, di conseguenza, per le aziende. Ma anche i privati cittadini potrebbero veder levitare i costi per la gestione del loro conto corrente bancario.

Un'altra possibilità è che "le banche decidano di ridurre i fondi da erogare e da prestare".

Due avventori guardano i tabelloni dello stock market di Kuala Lumpur, Malesia

Comprereste mai titoli argentini?

Abbiamo chiesto un'opinione anche a Salvatore Barone, un ex dirigente di banca - la stessa da cui vi rechereste per accedere a un finanziamento.

“Lo spread non è un numero astratto ma un parametro di efficienza, utile a misurare il livello di rischio di un’economia. Un termometro e non una medicina. Ed è dannatamente efficace, tanto è vero che nel momento in cui il Tesoro italiano dovrà emettere i nuovi BTP, a esempio già a fine mese, il tasso a cui si rifinanzierà sul mercato terrà conto dell’aumento del 'rischio Paese' e quindi dello spread. Gli interessi che lo Stato corrisponde ai sottoscrittori sono l’affitto pagato per ottenere il capitale di debito che alla fine andrà restituito. In definitiva, se si muove lo spread, si muove tutta la struttura del Debito Pubblico".

"Il costo del Debito Pubblico - continua - influisce a caduta anche sulla vita di tutti noi. Se siamo risparmiatori e l’abbiamo sottoscritto incasseremo più interessi, ma avremo anche in portafoglio titoli più rischiosi. L'inefficienza di un sistema economico alla lunga crea sempre problemi".

E poi: "Se il rischio cresce troppo, trovare nuovi sottoscrittori per i titoli di stato italiani diventerebbe sempre più problematico. Fatevi questa domanda: oggi comprereste titoli del Burkina Faso o, per rimanere sull’attualità, argentini?"

"Il problema dell'Italia lo abbiamo dentro", conclude Barone. "Sono i 2300 miliardi di debito. Purtroppo non c'è nessuna forza politica che prenda il toro per le corna e dica che le nostre uscite siano superiori alle entrate e che viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Se viveste in uno stabile e ci fosse un inquilino che fa festa tutte le sere senza pagare le quote del condominio, voi cosa gli direste?"