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Niger: il nuovo crocevia delle migrazioni

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Niger: il nuovo crocevia delle migrazioni

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Il Niger è la via principale del traffico di esseri umani da circa sei anni, dopo che la Libia è sprofondata nel caos. I migranti, che arrivano principalmente dall'Africa subsahariana o occidentale, attraversano questo paese del Sahel per raggiungere le coste del Mediterraneo.

Molti però ora stanno tornando indietro dopo aver conosciuto l'inferno.

Abbiamo incontrato alcuni di loro a una stazione degli autobus a Niamey, la capitale del Niger.

William, liberiano, racconta: "La mia esperienza a Bengasi è stata molto dura. Sto dicendo la verità. Ci sono molti neri provenienti da paesi africani. I libici ti trattengono e ti mettono in una casa, poi ti dicono che devi dar loro circa 350 dollari per farti mettere su una nave che ti porterà dall'altra parte. Quindi, alla fine tu dai loro i soldi, arriva il momento, e questa gente ti mette su una nave. A quel punto ti arrestano, ti portano in un posto e ti maltrattano ogni giorno, ti picchiano ogni giorno, e poi ti mandano in una fattoria a lavorare".

David viene da Conakry, in Guinea. Nella sua esperienza "I libici sono dei selvaggi. È Dio che mi ha salvato. Perché ancora adesso non riesco a capire come sono riuscito a scappare. Ci sono molti miei amici, molti miei compagni, che sono morti di fronte a me. Ti portano in una casa, si è in tanti, ti picchiano, anche quando telefoni alla tua famiglia per farlo sentire a loro, per motivarli a mandare soldi. Molti sono morti, altri sono stati traumatizzati dalle torture".

I migranti vanno ad Agadez in pullman. Qui i trafficanti li caricano su pick-up per portarli illegalmente in Libia. Da qui passano anche coloro che decidono di tornare indietro. Come William, David o anche Sean, della Sierra Leone, che dice: "Siamo arrivati qui a Niamey due giorni fa, dopo due giorni di viaggio da Agadez. Al momento stiamo cercando di capire come fare per tornare nel nostro paese".

Perché, spiega David, "Qui in Niger, insomma in Africa, c'è l'Oim, l'organizzazione internazionale per le migrazioni. E abbiamo saputo che aiutano i migranti a tornare nel loro paese. È per questo che siamo tornati a Niamey, per cercare di vederli, così possiamo tornare nel nostro paese".

Un esempio di migrante di ritorno, assistito dall'Oim

La tratta di esseri umani è una minaccia per la stabilità del Niger. I trafficanti lavorano con criminali e jihadisti che sfruttano questa zona strategica del Sahel che collega Libia, Mali e Nigeria.

Kalla Moutari, ministro della difesa del Niger, denuncia: "I nostri compatrioti vengono venduti in altre parti del mondo, sono sfruttati dai trafficanti, gli stessi che fanno traffico d'armi nella nostra regione".

Prima di arrivare in Libia, molti sono fermati e rispediti a casa dall'esercito del Niger, paese che è diventato di fatto il poliziotto della regione in seguito a una serie di accordi siglati con l'Unione europea. Una nuova forma di colonialismo secondo alcuni, come il professore Souley Aji dell'università Abdou Moumouni di Niamey: "Il Niger ha messo a disposizione i suoi militari, i suoi eserciti per impedire l'accesso a nord, verso la Libia, l'Algeria eccetera. Be', è una politica, direi, da mercenari: noi vi diamo i soldi, adesso voi fate così. Uno Stato che si dica sovrano non può ridursi a questo".

Per molti nigerini il calo nel flusso di migranti che attraversano il paese è una disgrazia.

Il loro passaggio finora alimentava il commercio di piccoli negozianti, autisti e compagnie di autobus. Che ormai rischiano un futuro al soldo dei jihadisti.

Ma Raul Mates Paula, ambasciatore dell'Ue nel paese, non crede che il traffico di esseri umani sia finito: "Il Niger ha preso delle misure di sicurezza - dice -, arrestando i trafficanti, sequestrandone i veicoli, e al tempo stesso è stato fornito naturalmente un sostegno allo sviluppo per dare delle prospettive alle persone che vivevano grazie a questo traffico, a quest'economia parallela".

L'Unione europea ha stanziato per il Niger circa 230 milioni di euro dal fondo fiduciario per l'Africa e 596 milioni dal Fondo europeo di sviluppo. Bruxelles finanzia inoltre cinque centri dell'Oim con il compito di reinsediare i migranti nei loro paesi d'origine o assistere gli aventi diritto all'asilo.