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Poliziotto ucciso in Iraq, la Finlandia gli aveva negato l'asilo

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Poliziotto ucciso in Iraq, la Finlandia gli aveva negato l'asilo

Poliziotto ucciso in Iraq, la Finlandia gli aveva negato l'asilo
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REUTERS/Khalid al Mousily
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La Finlandia gli ha negato l'asilo, costringendo Ali - un agente di polizia iracheno di 46 anni - a tornare a Baghdad. Poche settimane dopo - esattamente il 17 dicembre è stato ucciso da tre colpi d'arma da fuoco esplosi da un uomo all'interno di un auto. A raccontare la sua storia è stata l'emittente pubblica finlandese Yle, che nel gennaio 2017 aveva intervistato Ali nell'ambito di un documentario sui richiedenti asilo nel paese.

Nell'intervista Ali aveva rivelato di aver dovuto lasciare l'Iraq nel 2015 assieme alla figlia Noor perché non accettava di farsi corrompere come altri suoi colleghi. "Indagavo su casi di violazione dei diritti umani e corruzione - aveva detto -. Prendevo il mio lavoro sul serio e rifiutavo di farmi corrompere. Non appartengo a nessun gruppo armato, quindi ero visto come un nemico".

Noor aveva solo 19 anni all'epoca del suo arrivo in Finlandia. Da allora si è sposata con un iracheno che vive nel paese, la coppia ha due figli di 18 e 6 mesi. E' stato il nonno ad informarla dell'omicidio del padre, inviandole il certificato di morte e il rapporto della polizia sul caso. I documenti non svelano i motivi per cui Ali è stato ucciso. La figlia però è convinta che dietro l'omicidio del padre ci siano le stesse persone che lo costrinsero a lasciare il paese.

"Quando l'ho saputo ho cominciato a tremare - ha detto Noor a Yle -. In un primo momento ho anche pensato che sarei dovuta tornare e morire assieme a lui". Noor non era più riuscita a parlare spesso al telefono col padre dopo il suo ritorno in Iraq.

Come già accaduto con Ali, l'immigrazione finlandese ha respinto anche la richiesta di asilo della figlia. La donna sarà costretta a tornare in Iraq assieme alla figlie. Noor è però in buona compagnia, negli ultimi due anni la Finlandia ha respinto 18mila richieste di asilo, 11mila delle quali provenienti dall'Iraq.

La situazione è cambiata drasticamente nel giro di pochi mesi: nel 2015 il paese respingeva appena il 15% delle richieste di asilo irachene, oggi la percentuale è salita al 90. "Come posso - ha detto a Yle - tornare con le mie bambine in una situazione così pericolosa? Non sono preoccupata per me, ma per loro. Sono solo bambine".