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Quel che resta del voto "cattolico"

Da tanti anni tutte le indagini sul voto provano la scarsa influenza delle indicazioni della gerarchia cattolica romana

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Quel che resta del voto "cattolico"

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- editoriale -

Fino a 30 anni fa c'era la balena bianca, il rifugio scudocrociato. All'ingresso dei seggi elettorali, senza alcun pudore, accompagnando i propri anziani a votare alcuni sussurravano: "Metti la croce sulla croce!" (cioè vota il simbolo della Democrazia Cristiana). Poi venne il diluvio sotto forma di "Mani pulite". La DC rivelò i suoi fondaci di corruzione e malaffare scoperchiando anche il profondo marciume del paese esteso inoltre agli altri partiti di governo. Una fattura che l'Italia paga ancora.

La resurrezione mancata

Da allora i tentativi di resurrezione del partito di centro acchiappavoti sono tutti falliti. I nuovi attori cattolici nella politica italiana sono oggi lontanissimi dall'esprimere una visione politica complessiva, cattolicamente ispirata come poteva essere quella di don Luigi Sturzo o Alcide De Gasperi.

Da tanti anni i cattolici rappresentano un elettorato inseguito dalla politica ma sostanzialmente inafferrabile e incapace a riconoscersi in uno specifico partito.

Una dinamica simile a quella che nel secondo dopoguerra ha frantumato il patriottismo italiano messo a zero dalla catastrofe del fascismo che aveva voluto identificarsi totalmente con la nazione. Ancor oggi la DC non è un piacevole ricordo per la maggior parte dei cattolici veri.

Le fasi post democristiane

L'epoca post-DC può scandirsi in due fasi. La prima è quella della frammentazione politica cattolica con tentativi falliti di riarmare un nuovo partito cristiano democratico centrista mentre in realtà politici ed elettori ex democristiani si distribuivano fra la coalizione di centrosinistra guidata da  Romano Prodi oppure confluivano nelle fila di Forza Italia, il nuovo soggetto politico del magnate Silvio Berlusconi.

Più tardi, diciamo dal 2011, la nuova crisi economica e la fine dei governi Berlusconi conclusero la fase in cui il cardinal Camillo Ruini (presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007)  aveva invitato gli elettori a lui più vicini ad "infiltrarsi" in tutti i partiti. Una fase in cui la Chiesa Cattolica cambiava strategia  iniziando a far sentire in modo più diretto la sua voce.  Non è un caso che un Papa comunicatore come Bergoglio  (eletto nel marzo 2013) sia riuscito a proiettare la Chiesa in un altro universo riagganciandola anche a settori sociali trasversali che in passato non potevano essere minimamente scalfiti da questa realtà.

Il cattolicesimo a bassa intensità

La Chiesa ha comunque ben presente  il problema del "cattolicesimo a bassa intensità" che schiude il conformismo ancorato ai modellil sociali imperanti e che si propaga in modo massiccio fra coloro che si definiscono cattolici praticanti.

Sebbene l'Italia resti sostanzialmente guelfa - da sempre non si può dire irrilevante la presenza della Chiesa nella società italiana - i princìpi cattolici incidono di meno nella sfera politica e nella vita sociale.  La crisi delle ideologie riguarda anche il problema dell'adeguamento alla modernità del credo con tutto quel che ne deriva. E  questo è un problema che investe tutte le religioni.

Una contraddizione con la realtà

Intanto i laici cattolici che operano in politica sono incapaci di elaborare un incisivo progetto politico d'insieme per la società italiana, riconoscibile come cattolico. Da qui tutta una serie di alleaze che un tempo sarebbero apparse del tutto sorprendenti come quella del democristiano Tabacci che ha offerto alla radicale Emma Bonino ospitalità nella propria lista, un passo in linea con le lodi che già anni fa la curia espresse nei confronti di Marco Pannella. In realtà da tempo non viene percepita più alcuna contraddizione nell'essere comunista e cattolico o cattolico e radicale. Resta piuttosto forte una incertezza semantica maggiore: il termine partito cattolico non ha mai visto un adeguamento totale della politica ai dettami del Vangelo probabilmente perchè le dinamiche sociali del capitalismo imperante più che impedirlo lo vietano.