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Le case del futuro: robot e piante

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Le case del futuro: robot e piante

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"Flora robotica": un progetto europeo per case green. Stop a cemento e mattoni

I robot e le piante possono comunicare tra di loro per costruire dei muri verdi e creare nuovi spazi architettonici?

Immaginate di vivere in una casa costruita non con mattoni o cemento, ma edificata tramite una struttura che è un mix di piante e robot, il tutto ottenuto grazie a sensori, LED e computer. Per ottenere un’abitazione del genere ci vorrebbero circa 40 anni. Biologi, informatici, ricercatori e architetti tuttavia stanno già lavorando alle fondamenta.”

A Lubecca scienziati del progetto di ricerca europeo Flora Robotica stanno studiando come i robot e le piante possono interagire per costruire strutture architettoniche. Una visione futuristica, ma non impossibile.
 
Mostafa Wahby, esperto di robotica presso l’Università di Lubecca, ci spiega che le piante sono attratte da luci blu. “Ogni piccolo robot ha 6 LED. La luce blu attira le piante e può aiutare la loro in determinate direzioni. I robot possono anche percepire se le piante stanno reagendo a questo meccanismo e quindi possono comunicare tra loro, così un altro robot inizia a emettere altra luce blu per attirare le piante in un’altra direzione.”
 
“Il robot può prelevare ulteriori dati del sensore dalle piante. In pratica se la pianta è un po’ più vecchia, il robot può appoggiarsi a queste quando hanno una struttura legnosa e osservare tutto da lì”, aggiunge Heiko Hamann, coordinatore del progetto “Flora Robotica”.

I ricercatori vogliono trovare le giuste condizioni affinché robot e piante possano cooperare per avere strutture auto-organizzate in cui le persone potrebbero eventualmente anche viverci. Il problema chiave è insegnare ai robot a far crescere le strutture, per conto loro.“Prendiamo come riferimento le piante naturali: crescono mentre si muovono verso la luce, noi vogliamo sapere se possiamo ripetere lo stesso comportamento con i robot, vogliamo che questi possano coordinarsi tra loro, in modo da costruire insieme strutture dirette verso la luce”, ci fa notare il ricercatore Mohammad Divband Soorati.

Qui a Copenaghen un team di architetti sta studiano metodi per trasformare quelle strutture ibride di robot-piante in spazi viventi. E alcune idee stanno già spuntando.

L’interrogativo ora è: “come può questa ricerca creare nuovi spazi architettonici?” Secondo l’arichitetto Phil Ayres, si stanno esaminando i sistemi a treccia, un metodo di costruzione che può consentire una continuità. “Possiamo continuare con questo metodo oppure no. Possiamo connetterci molto facilmente, possiamo passare da una serie di colonne per avere un vero tetto.”

Flora-robotica: città green

Gli architetti stanno cercando di capire se tali strutture potrebbero essere prodotte in modi economicamente efficienti. Quindi stanno studiando come ottenere modelli molto diversi, con vari materiali. “Questa è una fibra di vetro, fatta di 32 filamenti. Per illustrare alcune delle sue proprietà dinamiche, vi diciamo che può cambiare la sua forma e può diventare piatta oppure pieghevole”, sottolinea Stig Anton Nielsen, dell’Università di Copenaghen.

Orti urbani automatizzati, spazi abitativi basati su strutture robotiche potrebbero diventare una realtà. Tra 20 o 30 anni.

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