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Taranto, lavorare al call center per 33 cent all'ora

Denuncia di 7 lavoratrici: "Andare in bagno costava un'ora di salario"

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Taranto, lavorare al call center per 33 cent all'ora

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Una società di call center di Taranto, che ha come unico committente Fastweb, ha pagato un mese di lavoro a una sua addetta con 92 euro. La proprietà ha anche dedotto un'ora di lavoro per ogni pausa toilette, così da far scendere il salario orario a una media di 33 centesimi.

È quanto denuncia la Cgil della città jonica, dopo che sette lavoratrici si sono rivolte al sindacato per chiedere tutela.

"La paga oraria è 6,51 lorde, invece hanno percepito chi 33 centesimi, chi 80 centesimi, chi un euro,..."

[Che il mondo dei call center sia spesso un far west, dove ogni mezzo è buono per far soldi, lo conferma questa testimonianza, sui metodi non proprio trasparenti per aumentare i contratti:

"Contattavamo un cliente che aveva già registrato un prodotto Fastweb, e ci si diceva: di che chiamo dalla sede centrale di Milano, che per un errore non è arrivato il codice fiscale, per cui il contratto non si è attivato e si deve rifare la registzrazione. Il cliente si fidava e dava i propri dati e si registrava. Ma noi sapevamo che era un contratto truffa..."

I call center puntano a far risparmiare soldi ai committenti, che spesso sono colossi dell'elettronica o dei servizi o anche istituzioni pubbliche come le Poste o l'Inps, e lo fanno anche esternalizzando servizi che in mano a piccole e improvvisate aziende portano ad una completa deregulation. Per Andrea Lumino, responsabile della Slc-Cgil, lo sfruttamento ad alta tecnologia configura lo stesso reato dell'atavica piaga del caporalato

"Verificato il testo di legge sul caporalato c'è scritto quali condizioni preveda la legge per configurare il reato. Abbiamo visto bonifici di meno di un euro all'ora, quindi condizioni di fame; hanno chiesto alle lavoratrici di fare una colletta per acquistare la carta igienica da usare in bagno; se andavano in bagno gli veniva decurtata un'ora di stipendio... Ora noi stiamo valutando per capire se ci sono gli estremi per agire penalmente e civilmente nei confronti dell'azienda, e se il committente non prende posizioni, anche nei confronti del committente".

Ma per la Cgil è l'intero sistema ad aver bisogno di una regolamentazione che tenga in conto la protezione dei diritti dei lavoratori.