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Il garante per la privacy ha aperto un'indagine su Uber

Lo ha annunciato il presidente Antonello Soro: "Scarsa trasparenza nei confronti degli utenti". L'amministratore delegato dell'azienda si scusa: "Quanto successo ci servirà da lezione"

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Il garante per la privacy ha aperto un'indagine su Uber

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Il garante per la privacy ha aperto un’istruttoria nei confronti di Uber per tutelare gli eventuali cittadini italiani coinvolti nel maxi-hackeraggio ai danni dell’operatore di trasporto privato. “Non possiamo che esprimere forte preoccupazione per la violazione subita da Uber, tardivamente denunciata dalla società americana – ha detto il presidente Antonello Soro -. Abbiamo aperto un’istruttoria e stiamo raccogliendo tutti gli elementi utili per valutare la portata del data breach e le azioni da intraprendere a tutela degli eventuali cittadini italiani coinvolti. Quello che certo colpisce, in una multinazionale digitale come Uber, è l’evidente insufficienza di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati e la scarsa trasparenza nei confronti degli utenti”.

Nell’ottobre del 2016 Uber ha subito il furto dei profili di 57 milioni di clienti e 600mila autisti ma ha messo a tacere tutto pagando 100mila euro affinché gli hacker distruggessero i dati rubati. L’amministratore delegato di Uber Dara Khosrowshahi – in carica dall’agosto di quest’anno – si è scusato in una nota pubblicata sul sito ufficiale: “Il passato non può essere cancellato – ha scritto – ma posso garantire che ci servirà da lezione per il futuro”.

Dubbi sugli standard etici della multinazionale digitale sono stati espressi anche dall’Autorità per il controllo dei dati personali del Regno Unito. “E’ sempre responsabilità dell’azienda (secondo la normativa britannica) prendere misure adeguate per ridurre il danno ai consumatori in caso di violazioni che riguardino i loro dati personali”, sottolinea il vicesegretario James Dipple-Johnson, ricordando che nel Regno Unito sono previste “pesanti multe” se le aziende provano viceversa a insabbiare. Il funzionario evoca poi un coinvolgimento di cittadini britannici fra gli utenti colpiti, tenuto conto della diffusione di Uber nel Paese, e annuncia indagini in coordinamento con gli organi investigativi nazionali anti-pirateria per determinarne il numero e l’identità.