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Petizione in Francia per un congedo di paternità obbligatorio (e di sei settimane)

La campagna sta raccogliendo migliaia di firme che verranno presentate all'Eliseo. Molti i nomi eccellenti. L'Italia ancora molto indietro rispetto ai Paesi europei

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Petizione in Francia per un congedo di paternità obbligatorio (e di sei settimane)

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Una quarantina di personalità pubbliche e migliaia di cittadini si stanno esprimendo in Francia in favore del congedo di paternità obbligatorio, firmando una petizione lanciata dal magazine Causette. Sono già quasi 15mila le firme raccolte su Change.org. La richiesta sarà presentata al presidente Emmanuel Macron, al segretario di stato responsabile per le pari opportunità Marlène Schiappa e al ministro della Solidarietà Sociale e della Salute, Agnès Buzyn. Tra i firmatari, Frédéric Beigbeder, l’economista Thomas Piketty o il cantautore Vincent Delerm.


Tranne che in Svizzera (dove esiste un’associazione Congedo di paternità, subito! che si batte per questo diritto), tutti i neo-papà del Vecchio Continente possono usufruirne in forme diverse ma in Francia, scrive Le Parisien, solamente il 4% dei congedi parentali sono presi da uomini. Un dato identico a quello italiano. Tuttavia, il 68% beneficia degli undici giorni “di accoglienza” offerti dallo Stato francese e compensati fino a un massimo di 84 euro al giorno. Solamente i primi tre giorni dopo la nascita del bambino sono obbligatori oltralpe, al momento.

“Undici giorni per la nascita di un bimbo è un numero ridicolo”, si legge sulla pagina di Change.org della raccolta firme. “Chiediamo che almeno questi 11 giorni non siano facoltativi ma obbligatori. E indennizzati come il congedo di maternità”. L’obiettivo a lungo termine è quello di allungare questo periodo a sei settimane, pari a quelle che possono prendere le neo-mamme dopo la nascita di un figlio o di una figlia. “Un segnale forte per raggiungere l’uguaglianza uomo-donna”, scrive la rivista. “Undici giorni non bastano per un vero e proprio primo incontro tra il bambino e suo padre (scoperta di un nuovo ritmo di vita, condivisione del tempo emotivo, necessità medico-sanitarie, toilette, preparazione dei pasti)”. La proposta mira a “limitare anche l’impatto della maternità sulla carriera delle donne. Se gli uomini investono tanto quanto le donne nella cura dei bambini, saranno meno penalizzati professionalmente. Sia in fase di assunzione che di progressione di carriera”.

L’effetto benefico a lungo termine del congedo di paternità sulla relazione padre-figlio – anche dopo i primi giorni di “novità” – e sulle abilità cognitive del bambino è confermato anche da studi accademici, scrive l’ Economist. Sulla «non scambiabilità» con il congedo di maternità il consenso è unanime: per essere efficace, il congedo dei padri deve essere esclusivo e non cedibile alla madre, aggiunge La Stampa



Qui la fonte dati prevalentemente utilizzata, insieme ad un confronto con la legislazione vigente in ciascuno stato. Qui invece l’ elenco di tutte le nazioni al mondo

L’Italia uno dei fanalini di coda in Europa
Nel 2010 il Parlamento Europeo aveva tentato di uniformare la legislazione portando a 15 giorni il congedo di paternità, proposta poi respinta dal Consiglio europeo. I deputati erano tornati alla carica nel 2016 ma invano, scrive Le Parisien. Quanto ai papà italiani, essi hanno appena due giorni (anche non consecutivi) di congedo obbligatorio per la nascita del bimbo e due giorni di congedo facoltativo, retribuiti con il 100% dello stipendio. L’indennità è a carico dell’INPS. Due giorni anche in Grecia, Malta e Olanda. In Spagna quest’anno il congedo di paternità è passato da 2 a 4 settimane; nel Regno Unito i giorni a disposizione per godersi il neonato sono 14, mentre in Germania si può stare a casa fino a 14 mesi con uno stipendio del 67%. Da decenni l’Ue chiede agli Stati membri di favorire una reale parità di genere sul lavoro attraverso misure che consentano anche agli uomini di prendersi cura dei figli, ma sempre più realtà private corrono ai ripari in Italia con il welfare aziendale, scrive La Stampa.

Nel 2016 l’economista Tito Boeri, alla guida dell’INPS, ha lanciato la proposta di rendere obbligatori i 15 giorni di congedo di paternità anche in Italia. Secondo i dati Inps riportati da Repubblica, “il tasso di occupazione delle donne scende dal 65 al 50% per chi ha un figlio e al 30% per chi ha più figli”. “In altri Paesi – dice Boeri – questa differenza è minima ed in Danimarca avviene addirittura il contrario”. Infine, le donne con figli subiscono una “penalizzazione del 15%” a livello salariale. Quanto ai congedi di paternità, “nei primi 6 mesi del 2016, con il passaggio da 1 a 2 giorni di congedo obbligatorio, abbiamo avuti tanti quanti se ne sono fatti nell’intero 2015”.

Congedo parentale, il confronto
L’attuale legislazione europea prevede un minimo di 14 settimane per la maternità, di cui 2 obbligatorie. Estendendo il campo d’analisi al congedo parentale, quello italiano è usufruibile entro i 6 anni di età del bambino per un periodo massimo di 6 mesi con importo pari al 30% della retribuzione

In Norvegia esso è invece di quasi un anno (46 settimane al 100% dello stipendio, o 56 all’80%): 10 settimane per la madre, 10 per il padre e il resto da dividersi tra i due. In Svezia è di 12 mesi, in condivisione tra i due genitori, e di due mesi minimo per ciascuno.