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L'Europarlamento dice sì al reddito minimo

Per gli eurodeputati il reddito minimo è uno strumento efficace per combattere la povertà

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L'Europarlamento dice sì al reddito minimo

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Fatima vive a Bruxelles e da cinque anni è beneficiaria di un assegno sociale di 1.000 euro erogato dallo Stato belga. Ora che i suoi tre figli non sono più dei bebè, punta a una maggiore indipendenza economica. Da sei mesi Fatima partecipa quindi al progetto Miriam, che fornisce consulenza e l’aiuta a formarsi per trovare un lavoro.

“Prima ero triste – ci confida -, anche se avevo i soldi dell’assistenza sociale che mi aiutavano. Ci sono molte cose, molte leggi che non conosco. Ma con il progetto Miriam ho potuto imparare molte cose. Ci hanno insegnato come trovare una casa, come fare con le bollette della luce, come trovare un lavoro…”

Quentin Pattyn, il coordinatore del progetto Miriam nel quartiere dove vive Fatima, è convinto che iniziative del genere possano essere estese a livello non solo nazionale ma europeo: “Un progetto come questo può funzionare, e in ogni caso nella pratica funziona. Naturalmente ci vogliono sovvenzioni, finanziamenti per questo genere di progetti. Noi vogliamo che i beneficiari degli aiuti sociali si attivino per migliorare la propria situazione”.

Per combattere la povertà in Europa, che nel 2015 vedeva il 24 per cento della popolazione a rischio, uno degli strumenti più efficaci è il reddito minimo, sostiene il Parlamento europeo.

In una risoluzione non legislativa gli eurodeputati riuniti a Strasburgo chiedono a Commissione e Consiglio di istituire un fondo comune a questo scopo.

Ma alcuni paesi, temendo abusi, potrebbero essere reticenti, spiega l’economista Mikkel Barslund del think tank Ceps: “Alcuni vedrebbero un aumento del reddito minimo come un disincentivo a cercare lavoro. Penso che gli economisti possano non concordare sull’entità di questi aiuti, ma è sicuramente un punto che alcuni Stati membri solleveranno nel corso del dibattito”.