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Il distacco dei lavoratori sotto esame Ue

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Il distacco dei lavoratori sotto esame Ue

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Il distacco dei lavoratori è un’opportunità o una piaga da combattere? Ne discutono in queste ore i ministri europei del lavoro e delle politiche sociali.
Rudy Bastiaens, sindacalista belga che lavora nel settore dell’edilizia, non ha dubbi: l’assunzione di lavoratori di un altro Stato membro contribuisce a creare disoccupazione.

“Lavorano per la metà del nostro salario – dice Rudy ai nostri microfoni -, costano meno al datore di lavoro, che ne approfitta. Si eliminano i lavoratori belgi che versano i contributi in Belgio, e che restano disoccupati”.

Le aziende, spiega Rudy, preferiscono assumere lavoratori dell’Est, perché in base alle norme europee i contributi previdenziali vanno versati nel paese d’origine del lavoratore.

“L’ingresso nell’Unione europea di molti paesi negli ultimi anni ha fatto riaccendere il dibattito sul distacco dei lavoratori, che per molti è diventato sinonimo di dumping sociale”, dice la nostra corrispondente da Bruxelles Elena Cavallone.

La settimana scorsa la commissione lavoro del Parlamento europeo ha chiesto la modifica della direttiva europea e l’introduzione di una serie di tutele per i lavoratori distaccati, fra cui la parità di remunerazione. Ora tocca al Consiglio. Ma i paesi dell’est denunciano un attacco al mercato unico.