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Al-Ayadiya dove gli jihadisti si fanno esplodere per non cedere

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Al-Ayadiya dove gli jihadisti si fanno esplodere per non cedere

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Le porte dell’Inferno. Così i Peshmerga curdi e le forze irachene hanno soprannominato la battaglia nei dintorni di Tal-Afar, nel Nord-Ovest dell’Iraq, dove le ultime sacche di resistenza dell’autoproclamato Stato Islamico sono impegnate in una lotta fino all’ultimo uomo in particolare ad Al-Ayadiya. Baghdad ha inviato i rinforzi con diverse centinaia di effettivi.

La coalizione si trova davanti uomini pronti a morire piuttosto che arrendersi, senza contare la difficoltà di distinguere la popolazione civile dagli jihadisti dell’ISIS.

“La verità è che quelli che si consegnano spontaneamente non sono sfollati, sono membri dell’ISIS e indossano tutti delle cinture esplosive come quelle che potete vedere qui” spiega il Maggiore Peshmerga Jamal Barwari.

E mentre a Tal-Afar la campagna militare contro l’ISIS si rivela molto più complessa del previsto, la tregua stipulata al confine tra Libano e Siria crea un conflitto nel conflitto. In base agli accordi, convogli con a bordo centinaia di jihadisti e le rispettive famiglie sono inviati verso la provincia di Deir Al-Zor, all’estremo Est della Siria, verso il confine iracheno. Una strategia contro la quale l’esercito iracheno e la coalizione a guida statunitense hanno duramente reagito: un raid dell’aviazione statunitense ha preso di mira il convoglio per evitare l’arrivo degli jihadisti nella roccaforte di Deir Al-Zor.