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San Firmino, la festa universale

Ogni anno, dal 6 al 14 luglio, a Pamplona la parola "Festa" si scrive con la lettera maiuscola. Arrivano i Sanfermines

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San Firmino, la festa universale

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San Firmino è più che un festival di tori e toreri. La festa di San Fermín viene celebrata ogni anno a Pamplona, capitale della regione spagnola di Navarra, e deve parte della sua fama a “Fiesta, il Sole sorgerà ancora”, il primo romanzo di Ernest Hemingway del 1926.

Il 6 luglio, a mezzogiorno, nella piazza del municipio cominciano i festeggiamenti con il lancio del chupinazo, o txupinazo, come scrivono i baschi: il razzo che annuncia le celebrazioni. Poco prima di quell’ora il sindaco o un consigliere esce dal balcone del municipio. Quando la persona incaricata dello sparo si avvicina al razzo, il sindaco esclama: “Pamplonesas. Pamploneses. ¡Viva San Fermín! (¡Viva!) Gora San Fermin! (Gora!)”.Quindi cominciano i festeggiamenti veri e propri. Il tutto termina il 14 luglio a mezzanotte quando un gruppo di pamplonesi si riunisce nella piazza del municipio per concludere la ricorrenza.

Come ogni anno il Festival di San Firmino attira migliaia di visitatori da tutto il mondo, tra le proteste degli animalisti, i feriti per le cornate e le polemiche. Questa edizione, che si è appena conclusa, ha visto due americani incornati e molte altre persone rimaste ferite durante la seconda giornata di corsa dei tori mentre un paio di attivisti della Peta hanno invaso a Pamplona l’arena durante una corrida. Almeno sedici persone hanno perso la vita qui a Pamplona durante la nove giorni di San Firmino dal 1910 e l’ultimo decesso risale al 2009, vittima un 27enne madrileno infilzato al collo. Gli encierros, per secoli considerati dagli spagnoli un’occasione di dimostrare il loro coraggio sfidando le corna dei tori, sono ora denunciati dagli animalisti, che ne chiedono l’abolizione perchè sono una forma di maltrattamento degli animali.

Critiche a parte, per nove giorni, vestiti con il tipico costume bianco e rosso, gli abitanti di Pamplona e i turisti si abbandonano allo spirito della festa che invade perennemente le strade, tra tradizione, sangria, birra e musiche popolari.