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Paolo Nespoli, supereroe alla sua terza volta nello spazio


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Paolo Nespoli, supereroe alla sua terza volta nello spazio

Il 28 luglio Paolo Nespoli torna nello spazio. Incontro con il cosmonauta fan dei Pronipoti

60 anni e non sentirli. A pochi giorni dalla sua terza missione nello spazio, Paolo Nespoli si lascia propellere dall’entusiasmo di un ragazzino. Aveva solo sei mesi di vita quando il primo satellite artificiale, lo Sputnik, fu lanciato in orbita intorno alla terra. Oggi è l’astronauta europeo più anziano ad andare in orbita.

60 anni passati a diventare il protagonista dei suoi sogni, fin dentro i fumetti che l’hanno ispirato, come Topolino e Rat-Man.

“Da bambino sono cresciuto guardando i razzi che partivano verso la Luna, la conquista della Luna, e sono cresciuto con cartoni animati tipo The Jetsons, dove c’erano queste famiglie che vivevano fuori dal pianeta e che si muovevano con degli scooter jet…”, ricorda Nespoli.

La sfida: abituarsi all’assenza di gravità

Una vita in fuga dalla gravità, una sfida che si rinnova ogni volta. Ogni volta mesi di addestramento, per poi riscoprire, a bordo della Stazione spaziale internazionale, la magia dell’assenza di peso. E tutta la difficoltà di adattarsi a una realtà senza sopra e sotto, continua l’astronauta brianzolo: “Quando passi a missioni di lunga durata come è stata la mia seconda missione e come sarà questa qua, devi diventare parte integrante della stazione, devi trovare il modo di essere a tuo agio, devi imparare a diventare Superman, nel senso che devi volare letteralmente, e ci vuole tempo; ci vogliono 4-6 settimane prima che uno si senta a casa sua, per non essere obbligato a pensare come spostarsi da qui a lì senza sbattere da tutte le parti….”.

Nespoli ha partecipato per due settimane, nel 2007, all’assemblaggio dell’Iss, dove ha poi trascorso sei mesi a partire dal dicembre 2010. In che modo la sua terza volta sarà diversa ? “Questa volta – risponde – cercherò di godermi un po’ di più queste sensazioni diverse dello spazio invece di focalizzarmi sull’essere il meglio di quello che posso essere per ottenere il miglior risultato”.

La scienza e la “gioia della scoperta”

Il prossimo equipaggio dell’Iss non avrà tempo di annoiarsi, con i circa 200 esperimenti scientifici previsti in programma, 13 dei quali, in gran parte biomedici, nell’ambito della missione VITA.

“La missione VITA metterà al centro del lavoro di Paolo una serie di importanti esperimenti biomedici – ha dichiara il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – che riguardano gli effetti sull’uomo di lunghe permanenze nello spazio, e in particolare di come proteggere gli astronauti dalle radiazioni cosmiche. Si tratta di un aspetto fondamentale in vista dei viaggi del futuro e in particolare dell’esplorazione umana di Marte, che è il prossimo obiettivo a cui tutti puntano”.

La microgravità rappresenta, infatti, una miniera inesauribile per gli scienziati che seguono i progressi degli astronauti dalla Terra.

E per Nespoli “questa gioia della scoperta è una delle cose che ti dà euforia, ed è forse quello che da adulti perdiamo e che invece abbiamo sicuramente da bambini; quindi andare nello spazio ti riporta indietro e forse ti ringiovanisce anche, chissà…”.

Gli astronauti devono essere in forma perfetta, e questo richiede anni di addestramento e di cure mediche preventive. E poi naturalmente c‘è la variabile del singolo individuo, spiega Filippo Castrucci, chirurgo dell’Esa: “La bellezza degli umani è che la fisiologia è molto relativa, l’età è molto relativa: possiamo allora avere un giovanissimo sessantenne che se la cava molto meglio di un vecchissimo trentenne”.

La microgravità ancora una volta è l’elemento cruciale. Per salvaguardare la salute degli astronauti nelle missioni a lungo termine è fondamentale sapere che cosa cambi e in che modo in ogni singola funzione del nostro corpo. L’istruttrice Laura André Boyet ci presenta una macchina sperimentale che “Studia in che modo funzionino il cervello e il sistema nervoso centrale per vedere se, in assenza di gravità, i movimenti risultino precisi quanto sulla Terra”.

La macchina sarà testata in orbita per la prima volta da Paolo Nespoli e permetterà di capire meglio in che modo il cervello si adatti a lavorare in assenza di peso.

“Paolo – continua la scienziata – dovrà dispiegare tutte le macchine, effettuare tutte le attività meccaniche, installare questa macchina, piuttosto voluminosa, nel modulo Columbus, e poi dovrà verificare se tutto il lavoro che è stato fatto a monte sia sufficiente e se si possa effettivamente usare la macchina nel miglior modo possibile”.

ll futuro al di là dell’orbita terrestre

Il futuro dell’esplorazione spaziale dipende dalle risposte che la scienza saprà dare sugli effetti della microgravità sul corpo umano, come le alterazioni del sistema cardiovascolare o la perdita di calcio nelle ossa, dice Castrucci: “L’Iss è il nostro punto d’appoggio nello spazio, ma serve anche a elaborare un piano e a formare una base di conoscenze per poter andare più lontano. Demineralizzazione ossea, atrofia muscolare… tutto questo si potrebbe evitare dando una gravità parziale o totale all’equipaggio. È il veicolo che dovrebbe essere adattato agli umani, e non gli umani adattarsi ai limiti del veicolo”.

Soprattutto in vista di future missioni di lunga durata: l’Esa sta considerando la possibilità di stabilire una base sulla Luna, mentre la Nasa punta sul lungo termine alla conquista di Marte.

“Forse Juri Gagarin si sarebbe immaginato che, circa 60 anni dopo il suo primo volo nello spazio, saremmo andati molto più in là… che saremmo andati su Marte, o forse anche fuori dal sistema solare, ma ancora non ci siamo oggi – si rammarica l’astronauta -. Però come razza umana stiamo continuando questa espansione, stiamo continuando questo percorso di conoscenza, ed è estremamente importante farlo. A me, essere lì, essere parte di questo percorso dà piacere e onore”.

Il conto alla rovescia comincia da Baikonur: Nespoli e i suoi compagni di viaggio, il russo Sergey Ryazansky e l’americano Randy Bresnik, decolleranno dalla stessa piattaforma da cui Gagarin fu lanciato nella sua prima missione nello spazio.

Claudio Rosmino con Selene Verri

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