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Allontanare i figli dalla malavita dei padri. La 'Ndrangheta si batte anche così


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Allontanare i figli dalla malavita dei padri. La 'Ndrangheta si batte anche così

Gli arresti non bastano. Il contrasto deve considerare che la ‘Ndrangheta non si eredita. Su questo si basa l’approccio rivoluzionario del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria che equipara subire un condizionamento mafioso all’avere un padre o una madre con problemi di tossicodipendenza o alcol, così da poter allontanare i figli.

“(Interveniamo) nei casi di indottrinamento malavitoso – ci spiega Roberto Di Bella, Presidente Tribunale dei Minori di Reggio Calabria -, quando i ragazzi sono coinvolti dai genitori nelle attività illecite della famiglia. E ancora quando ci sono le faide locali, purtroppo ciclicamente ricorrenti in Calabria con l’obiettivo di tutelare l’integrità fisica dei ragazzi”.

Questo approccio è nato in un territorio di frontiera, a Reggio Calabria, dove la carriera criminale basata sulla fedeltà alla famiglia di ‘Ndrangheta è uno dei pilastri del sistema mafioso. “Le reazioni sono state paradossalmente positive – prosegue Roberto Di Bella- . La maggior parte delle madri dei ragazzi di cui ci stiamo occupando ci appoggiano, proprio con l’obiettivo di salvare i loro figli. Ci stiamo accorgendo che la ‘Ndrangheta provoca sofferenza non solo all’esterno, ma soprattutto all’interno delle famiglie”.

L’impegno sul fronte della formazione alternativa alla mafia è stato premiato dal Ministero della Giustizia e dell’Interno con “Liberi di scegliere”, un accordo quadro per la creazione di una rete di reinserimento sociale.

Per saperne di più sul progetto, eccovi la fotografia in pillole di obiettivi, risultati e finalità, scattata ai nostri microfoni dallo stesso Roberto Di Bella.

Allontanare i figli dalla malavita dei padri per scardinare il modello educativo mafioso



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “Come Tribunale di Reggio Calabria ci troviamo a giudicare, nel 2017 i figli di coloro che sono stati processati negli anni ’90: tutti appartenenti alle storiche famiglie di Ndrangheta del territorio. Questo dato rappresenta la conferma che la cultura di Ndrangheta si eredita. Le famiglie storiche della provincia di Reggio Calabria mantengono il potere nel tempo con l’indottrinamento sistematico dei figli. Questa considerazione ci ha indotto a mutare l’orientamento giurisprudenziale e provare a censurare il modello educativo mafioso nello stesso modo in cui si interviene in favore di minori che siano figli di genitori tossicodipendenti, al colisti o maltrattati”.




Non basta che la famiglia sia mafiosa. La discriminante è “l’indottrinamento”



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “I provvedimenti sono provvedimenti civili, di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale, e vengono adottati mai in via preventiva, solo perché la famiglia è mafiosa, ma quando il metodo educativo mafioso determini un concreto pregiudizio all’integrità psicofisica del minore. Ad esempio nei casi di indottrinamento malavitoso, quando i ragazzi sono coinvolti dai genitori nelle attività illecite della famiglia – e questo avviene in età sempre più precoce -, o quando i ragazzi sono nell’alone della mafia e commettono cioè una serie di reati che sono sintomatici di una professione criminosa. Interveniamo poi anche quando ci sono le faide locali, ciclicamente ricorrenti in Calabria, con l’obiettivo di tutelare l’integrità fisica di questi ragazzi”.




Allontanare i figli dalla cultura mafiosa, per mostrar loro nuovi orizzonti



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “La finalità di questi provvedimenti è duplice: la prima è quella di assicurare adeguate tutele agli sfortunati ragazzi delle ndrine, per garantir loro un’adeguata e corretta crescita psicofisica. Vogliamo appunto far sperimentare a questi ragazzi degli orizzonti sociali, culturali, psicologici – e anche affettivi – diversi, nella speranza di sottrarli a un destino altrimenti spesso ineluttabile e che è spesso di morte e di carcerazione”.




Sì alla separazione, pur di salvare i figli da un destino di sangue. La sorprendente reazione delle madri coraggio



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: _“I risultati vanno al di là delle aspettative. Ci siamo trovati quasi a intercettare un bisogno sociale, che è quello della sofferenza e della richiesta di aiuto di molte madri. Ci sono donne irriducibili, che mantengono salde le redini della famiglia anche dopo l’arresto dei mariti. Altre invece sono provate dai lutti e dalle sofferenze di carcerazioni lunghe, loro e dei loro figli. Superata una prima fase di contrapposizione ai provvedimenti, quando si rendono conto che la misura non è punitiva ma di tutela, non si oppongono più ai percorsi rieducativi, nella speranza inconfessabile di sottrarre i loro figli a un destino al quale non hanno le forze per contrapporsi. Il paradosso è che i nostri provvedimenti le sollevano dalla responsabilità di scelte educative difficili da estrapolare dal contesto in cui sono inglobate. Ma vi è di più: alcune di queste donne hanno anche iniziato dei percorsi di collaborazione con la giustizia per salvare i loro figli. Altre si presentano in gran segreto in tribunale e ci chiedono di aiutare i loro bambini e di allontanarli dalla
Calabria. Altre donne ancora, dopo aver espiato pene detentive per reati di mafia, ci chiedono di essere aiutate ad andare via dalla Calabria, al seguito dei loro figli”._




Rivoluzione (culturale) in corso: da nemico, il Tribunale per i minori diventa alleato.



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “L’orientamento giurisprudenziale del Tribunale per i minori di Reggio Calabria sta quindi intaccando modelli culturali che sembravano intangibili e soprattutto sta delineando scenari psicologici assolutamente inesplorati. Il paradosso è che il Tribunale per minori di Reggio Calabria, un territorio di frontiera, non è più considerato come un’istituzione nemica, ma come l’ultima spiaggia, un ultimo baluardo nel mare dell’illegalità che è fonte di morte, di carcerazione e di sofferenza”.




La lettera del boss: “Andate avanti così. Fosse esistiti prima, forse mi avreste salvato”



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “Un boss reggino, che è sottoposto al regime del carcere duro ci ha scritto, incoraggiandoci a proseguire su questa strada e dicendoci che se avesse avuto lui le opportunità che stiamo dando al figlio, forse non si troverebbe nel luogo dove si trova ora”.

Pool antimafia sì, ma educativi: così procede “l’infiltrazione culturale”



Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria: “Il primo luglio 2017 è stato firmato l’accordo quadro finalizzato alla realizzazione del protocollo “Liberi di scegliere”, pro getto firmato dal Ministro della Giustizia e dal Ministro dell’Interno. Questo progetto prevede l’istituzione di equipe educative antimafia, dei veri propri pool educativi composti da assistenti sociali, psicologi, rappresentanti delle forze dell’ordine, famiglie affidatarie e strutture comunitarie, che siano formati in funzione delle esigenze specifiche dei ragazzi di mafia. Una rete che sia in grado di accompagnare i ragazzi passo dopo passo, aiutarli a riconoscere i loro bisogni più profondi, compressi dalla ideologia e dalla tradizione mafiosa. E una rete che sia in grado anche di interlocuire con i genitori dei detenuti. L’obiettivo è di accompagnare i ragazzi e i familiari che decidono di seguire i percorsi di rieducazione fino al raggiungimento di un’autonomia sociale, esistenziale e lavorativa. La realizzazione del progetto “Liberi di scegliere” darà un supporto concreto alla nostra attività e servirà a dare continuità giuridica e sociale all’operazione di infiltrazione culturale che ci siamo prefissi”.