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Verhofstadt: no ad accordi sulla Brexit che fanno degli europei dei cittadini di serie B


Redazione di Bruxelles

Verhofstadt: no ad accordi sulla Brexit che fanno degli europei dei cittadini di serie B

Con un avvertimento pubblicato sulla prima pagina di uno dei quotidiani più importanti del Regno Unito, Guy Verhofstadt sfida Theresa May. Il negoziatore al Parlamento europeo ha definito un fiasco la proposta del governo britannico sui diritti dei cittadini europei post-Brexit e insieme ai leader dei maggiori gruppi politici lunedì si è detto pronto a bloccare ogni accordo che non garantisca la reciprocità.
“Quello che loro chiamano un’offerta generosa non lo è per nulla- spiega il deputato Philippe Lamberts- se si confronta con i diritti che i cittadini britannici godranno nel continente che e che l’Unione europea garantisce ai cittadini di paesi terzi. I diritti che il governo britannico è disposto a concedere ai cittadini europei sono fondamentalmente una sorta di cittadinanza di serie B che può essere revocata in qualunque momento. Si tratta dello lo status di residente permanente, che non si ottiene facilmente e che comunque può essere revocato”.

Stando all’offerta del governo britannico, i cittadini europei perderebbero il diritto di voto nelle elezioni locali e per ricongiungersi con i loro familiari nel Regno Unito dovrebbero dimostrare di possedere un certo livello di reddito.
Condizioni svantaggiose che, secondo il vicedirettore del Think Tank “Bruegel”. Maria Demertzis, comportarebbe una sorta di fuga di cervelli europei dal Regno Unito. “Essere cittadino di un paese terzo significa che è molto più difficile entrare in Gran Bretagna come turista oppure con un permesso di lavoro, il che sarebbe a mio avviso negativo per il Regno Unito. Tutti quei professionisti europei altamente qualificati che attualmente lavorano nella città di Londra, per esempio negli ospedali, saranno molto scoraggiati dal rimanere nel Regno Unito o a recarsi in Gran Bretagna e ciò a mio avviso avrà un impatto negativo sull’economia britannica”.

Permane l’incertezza sulla sorte dei 3 milioni di cittadini europei che al momento vivono nel Regno Unito e per quel milione di cittadini britannici che vivono stabilmente nel continente.