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Samsung: la lunga storia (giudiziaria) dell'impero sudcoreano


Corea del Sud

Samsung: la lunga storia (giudiziaria) dell'impero sudcoreano

La storia

Samsung, che in sudcoreano significa tre stelle, è un impero industriale del valore di
mercato di oltre 80 miliardi di dollari, il terzo al mondo dopo Apple e Google. Nasce nel 1938, fondata da Lee Byung-chu, il primo di una serie di Lee.

Inizialmente si chiama Cheil, è un piccola azienda di autotrasporti, con sede a Teagu, la quarta città del paese, distribuisce prodotti alimentari.

Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1947, Lee si trasferisce a Seul, dove fonda uno zuccherificio. Poi scoppia la guerra di Corea, che coninvolge gli Usa e la Cina, il paese si divide in due, ma gli affari di Lee non si fermano, anzi decollano. Si coalizza nel 1948 con Cho Hong-jai, fondatore del gruppo Hyosung e crea la Samsung Trading Company, un’azienda ramificata e diversificata, un chabeol molto forte in campo assicurativo, finanziario e nella vendita al dettaglio.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, Samsung decolla nell’elettronica e, tra le altre, crea Samsung Electronics. Nel ’69 il gruppo inizia la produzione dei televisori in bianco e nero. A questo punto Samsung è una delle prime industrie della Corea del Sud. Tra il 1970 e il 1980 fa un grande salto, si espande nel mondo, crea stabilimenti anche in Europa e si avvia a diventare la prima produttrice mondiale di apparecchi tv.

Nel 1980 Samsung è un’azienda modello export e fa il suo ingresso nella telefonia, ma la produzione si focalizza sui centralini industriali, i telefoni fissi e i fax. Nel 1982 Samsung produce il suo diecimilionesimo televisore e inizia a produrre personal computer.

Nel 2005 Samsung diventa leader mondiale delle tv, nel 2012 sorpassa Nokia conme primo produttore mondiale di celllari e smartphone. Il punto di forza dell’azienda non è l’innovazione, di cui pure è un bel campione, ma il marketing. Apple ha la leadership dell’innovazione, Samsung quella delle vendite: bada al sodo. Nel 2013 la leadership mondiale di Samsung negli smartophone è ormai consolidata, con una quota di mercato di oltre il 30%.

La struttura

Lo scandalo Samsung ha riportato alla ribalta il problema di come funzionano gli ‘chaebol’, una parola sudcoreana con cui si designano le conglomerate, o gruppi di affari, le multinazionali della Corea del Sud, equivalenti agli ‘zaibatsu’ giapponesi, fortemente legate alla politica e la cui guida passa di mano per via ereditaria, attraverso legami non sempre trasparenti, e che sono state spesso travolte da diversi casi di corruzione o evasione fiscale.

La dimensione familiare è tipicamente sudcoreana, vista l’importanza che hanno nel paese le relazioni familiari, a differenza del Giappone, dove un figlio adottato può diventare il principale erede.

Dopo lo scandalo corruzione, in molti mettono in discussione i chabeol. La Elliot Associated è un fondo Usa, azionista di minoranza di Samsung, nel 2015 si è duramente opposto alla fusione di Samsung C&T, una controllata attiva nelle costruzioni con Cheil Industries, un’altra azienda dell’arcipelago samsung, un’operazione del valore di 8 miliardi di dollari, attraverso il quale Lee si è spianato la strada alla guida della conglomerata, a scapito dell’interesse dei piccoli azionisti. L’inchiesta che lo riguarda approfondirà il ruolo del fondo pubblico Nps, il quarto al mondo per valore di asset, che un intermediario, vicino alla presidente Park, parente del famoso Park Chung-hee, l’artefice della modernizzazione del paese, ha convinto a dare il suo voto decisivo per approvare la fusione. Di fatto, Lee ha
speculato sulla fusione sottovalutando il valore di Samsung C&T e gonfiando quella di Cheil, di cui era il principale azionista.

Samsung è più di un’azienda, rappresenta il 20% del Pil sudcoreano

Samsung rappresenta il 20% del Pil della Corea del Sud e per il Paese è più di una multinazionale dell’Hi Tech.

Samsung finanzia Fondazioni, ha fondato un’Università e gestisce direttamente delle associazioni di volontariato e programmi di sviluppo sociale.

Una lunga ‘tradizione’ giudiziaria

L’esponente della terza generazione di leader di Samsung riprende una poco commendevole tradizione familiare, anche se il primo a finire materialmente in carcere. Il padre e il nonno si sono dovuti difendere da accuse di corruzione e di evasione fiscale.

Il fondatore nel 1966 fu accusato di contrabbando per aver tentato di far entrare dal Giappone degli edulcoranti. Lui non fece un giorno in gattabuia, ma al posto suo il secondo figlio scontò sei mesi in prigione. Invece il terzo figlio, erede dell’impero, Lee Kun-hee, nel 1996 è stato condannato per aver oliato – assieme a diversi altri industriali – il presidente Roh Tae-woo. Nel 2005, poi, è finito di nuovo sotto inchiesta in seguito a registrazioni finite alla stampa nelle quali discuteva assieme ad altri imprenditori delle migliori tecniche di corruzione. Se l‘è cvavata con un dono da 800 miliardi di won (660 milioni di euro) in opere di beneficenza.

Ancora, nel 2007, Lee Kun-hee è stato riconosciuto colpevole di evasione fiscale e, alla fine degli anni 2000, suo figlio Jea-yong è stato implicato in una vicenda di abbellimento del prezzo di azioni. Alla fine Kun-hee nel 2008 si è dimesso dalla guida del chaebol con la promessa di trasparenza.