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Turchia, la riforma costituzionale che trasforma Erdogan in super presidente


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Turchia, la riforma costituzionale che trasforma Erdogan in super presidente

Una riforma necessaria alla stabilità del Paese, con queste parole il presidente Erdogan presenta la riforma costituzionale che lo trasformerebe da Capo di Stato in padre-padrone della Turchia fino al 2029.

“Spero che sarà una riforma positiva per i turchi e per il nostro Paese; spero sia l’inizio di un nuovo periodo”.

La riforma passata in prima lettura lo scorso 15 gennaio, è stata oggetto di feroci dibattiti in seno al parlamento, sfociati in vere e proprie bagarre.

Per Erdogan è imprescindibile per la stabilità del Paese.

La riforma approvata trasforma la Turchia, repubblica parlamentare dal 1923, in repubblica presidenziale; il Presidente della Repubblica diventa una figura centrale, somma di fatto i poteri del capo di Stato a quelli di del premier. Nomina e revoca i ministri; è lui che designerà 12 giudici della Corte costituzionale, abilitati peraltro a pronunciarsi sulla destituzione del presidente stesso.
Il numero dei parlamentari passa da 550 a 600, l’età per essere eletto deputato si abbassa da 18 a 25 anni.
Il parlamento può essere mandato a casa dal presidente con un tratto di penna.

I deputati hanno adottato i 18 articoli della riforma in seconda lettura lo scorso 21 gennaio.
Per l’entrata in vigore definitiva resta adesso l’ultima tappa, il referendum di aprile.

Che il presidente pensa di vincere a mano bassa dopo l’impennata di popolarità registrata in seguito al fallito golpe della scorsa estate e le purghe che hanno fatto pulizia di oppositori, o presunti tali, al regime nella funzione pubblica e nei mass media.

Il clima di intimidazione voluto dal governo non ha avuto comunque la meglio e molti continuano, malgrado, tutto a manifestare il proprio dissenso, denunciando la deriva autoritaria di Erdogan.

Dopo tre mandati come premier, Recep Tayyp Erdogan è stato eletto come presidente, nel 2014 l’anno dell’inaugurazione del nuovo sfarzoso palazzo presidenziale. Da lui voluto.

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