ULTIM'ORA

Caso Regeni. Un sindacalista egiziano rivela: 'l'ho denunciato io ai servizi'

Il giovane ricercatore italiano è scomparso tre giorni dopo la soffiata

Lettura in corso:

Caso Regeni. Un sindacalista egiziano rivela: 'l'ho denunciato io ai servizi'

Dimensioni di testo Aa Aa

L’uomo che ha denunciato Giulio Regeni ai servizi egiziani è Mohamend Abdallah , il capo di un sindacato autonomo di venditori ambulanti; ha spiegato lui stesso il ruolo che ha avuto nella vicenda.

‘Ogni buon egiziano avrebbe fatto lo stesso’

Secondo il suo racconto il dottorando italiano dell’Università di Cambridge lo aveva contattato nell’ambito di una ricerca sul sindacalismo e i diritti umani in Egitto. Abdallah ha spiegato alla versione in arabo dell’ Huffington post che con il giovane italiano si sono incontrati in tutto 6 volte. Per il sindacalista, Regeni faceva domande strane su argomenti che riguardavano la sicurezza nazionale, per cui all’ultima telefonata, il 22 gennaio del 2016, l’uomo ha registrato il colloquio e ha inviato il tutto al ministero dell’interno. ‘Qualunque buon egiziano avrebbe fatto lo stesso’ , ha aggiunto.

Solo che tre giorni dopo il ventottenne friulano scompare. Viene ritrovato senza vita il 3 febbraio, in un fosso lungo la strada del deserto fra Il Cairo e Alessandria d’Egitto, poco fuori dalla capitale.

Fratture, contusioni, abrasioni, bruciature e ferite

Il corpo mostra segni di pestaggio e tortura: oltre 20 fratture agli arti e alle costole, contusioni, abrasioni, bruciature di sigarette e ferite, probabilmente inferte con un rasoio, e con un punteruolo o simile, in particolare sotto la pianta dei piedi.

I medici legali fanno risalire la causa ultima della morte a una torsione del collo, con rottura di una vertebra cervicale, che avrebbe provocato un’emorragia cerebrale.

Depistaggi egiziani

Fin dall’inizio la collaborazione fra le autorità egiziane e quelle italiane nell’inchiesta è stata difficile. Gli egiziani hanno fornito diverse ricostruzioni che poi si sono rivelate depistaggi.

Alla conferenza stampa di fine anno il premier Paolo Gentiloni , già ministro degli esteri, ha comunque detto che la procura egiziana che si occupa del caso aveva già informato i colleghi italiani sugli ultimi sviluppi e che ultimamente Il Cairo sembra voler collaborare di più.