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Bombardati soldati siriani. Washington si scusa. Mosca protesta all'Onu

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Bombardati soldati siriani. Washington si scusa. Mosca protesta all'Onu

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Il bombardamento di una base dell’esercito siriano a Deir Ezzor da parte della coalizione a guida statunitense ha causato oltre 60 morti e un centinaio di feriti fra i soldati di Damasco che resistono da mese a un assedio del sedicente Stato islamico nella città della Siria orientale.

Gli Stati uniti si sono scusati e hanno definito un errore quanto accaduto.

Per i russi, invece, l’attacco è stato intenzionale, un tentativo di boicottare gli accordi per il prolungamento del cessate il fuoco.

L’ambasciatore russo all’Onu Vitaly Churkin:

Se quello che l’ambasciatrice statunitense Power ha fatto oggi è un indicatore della possibile reazione di Washington allora siamo in guai seri. Ma spero che troveranno il modo di convincere noi e tutti gli altri che stanno prendendo seriamente la ricerca di una soluzione politica in Siria e che sono seriamente impegnati nella lotta contro i terroristi.

La rappresentante americana Samantha Power ha ribattuto accusando i russi di cinismo:

Il regime di Assad colpisce intenzionalmente obiettivi civili con terrificante e prevedibile regolarità. Eppure mai la Russia ha espresso indignazione, né ha richiesto indagini né ha mai convocato una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza di sabato sera.

Per Washington la convocazione del Consiglio sarebbe una provocazione.

A questo punto le possibilità di prolungare la tregua sembrano sempre più affievolirsi, anche perché, anche prima di questo raid le violazioni dell’accordo erano sempre più numerose.

Tanto che gli aiuti umanitari attesi con ansia dai civili nell’Aleppo est assediata non sono mai arrivati.

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