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L'impertinenza del genio musicale: Yuja Wang

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L'impertinenza del genio musicale: Yuja Wang

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È la pianista “rock” dal Celeste Impero, colei che trascina milioni di giovani nel mondo di Rachmaninoff e Prokofiev. Yuja Wang, artista a tutto tondo, è ospite dell’avveniristico “tempio dello spettacolo” di Pechino, e si associa all’effervescente percussionista Martin Grubinger: insieme fanno scintille e reinventano i fuochi d’artificio.

L’artista sino-americana ha segnato in modo memorabile il suo ritorno in patria, un rientro ricco di sorprese, come è spesso il caso con Yuja, invitata per tre concerti all’NCPA, il Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo di Pechino. Nella prima serata Martin Grubinger e i suoi formidabili percussionisti ne hanno esaltato le prodezze.

“Credo che per la Sonata di Bartók per due pianoforti e percussioni – ci confida nella galleria dove ci ha dato appuntamento per questa intervista -, si tratti di un arrangiamento storico perché prevede due marimba al posto del secondo piano, e suonare a quella velocità, con le marimba che hanno una tastiera molto più grande, ci vogliono tante, tante prove, e riflessi davvero eccezionali!”

Oltre a Bartók, in programma uno dei maggiori compositori contemporanei per percussioni, il neo-zelandese di origine greca John Psathas. “Adoro suonare coi cantanti, suonare con gli archi, – continua Yuja -, ma coi percussionisti si tratta di un linguaggio completamente diverso! Loro pensano alla musica in modo molto diretto, molto rigoroso, che è poi il mio stesso approccio; ma, soprattutto, suonare con loro mi obbliga a uscire dai sentieri battuti per raggiungere altri livelli… è stupendo! Senza dimenticare che fanno un gran baccano!”

Artista a tutto tondo, sensibile ad altre forme d’espressione, l’incontro con Yuja Wang è avvenuto nel Distretto 798 di Pechino, ex zona industriale, oggi punto di ritrovo di galleristi e artisti internazionali. Alle pareti della galleria UCCA una delle opere più notevoli dell’americano Robert Rauschenberg.

“Cerco di immergermi nell’atmosfera della galleria e a volte l’emozione mi colpisce quando meno meno me l’aspetto. Sono sempre alla ricerca di ispirazione, di illuminazione! Amo l’arte contemporanea perché rientra nella mia concezione della musica contemporanea… tutto si lega, e tutto ha la stessa radice: il cuore, l’anima, la mente, non so, sono una che suona solo il piano!”

Artista che attraversa i contenenti per far conoscere la sua visione della musica, il successo di Yuja Wang è transgenerazionale, particolarmente in Cina, dove rappresenta un modello per milioni di giovani. “Mi lusinga molto – confessa -, tante ragazze mi avvicinano; penso che apprezzino i miei gusti in materia di moda, e poi deve piacergli la mia sicurezza un po’ impertinente… e credo ne occorra parecchia per suonare con quattro percussionisti!”

Yuja e Martin suoneranno di nuovo insieme nel corso di una tournée (“Martin Grubinger incontra Yuja Wang”) che toccherà le città di Vienna, Monaco di Baviera, Zurigo e Tel Aviv, nel periodo 13-27 dicembre prossimo.

“Musica” ringrazia lo UCCA (Ullens Center for Contemporary Art) di Pechino, e la Robert Rauschenberg Foundation, per la gentile ospitalità e il permesso di filmare alcune opere dell’artista esposte dalla galleria.

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