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Raggi: Campi rom, olimpiadi e reddito di cittadinanza

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Raggi: Campi rom, olimpiadi e reddito di cittadinanza

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Simona Volta:

L’Europa ci chiede lo smantellamento dei campi rom. Ma queste persone dove le mettiamo?

Virginia Raggi:

Non ci chiede esattamente lo smantellamento. Ci chiede il superamento, che è una cosa diversa. Lo smantellamento presuppone che dall’oggi al domani io chiuda il campo. È evidente che un’operazione così netta implica semplicemente uno spostamento di persone. Il superamento graduale dei campi implica invece un’azione più importante e incisiva ed è quella che passa per un censimento serio e attuale delle condizioni socio-economiche, patrimoniali e reddituali delle persone che abitano il campo. Quindi si deve capire esattamente chi ci abita. I bambini devono andare a scuola, i giovani devono essere avviati al lavoro e gli adulti devono lavorare e pagare le tasse. Chi ha la possibilità di comprarsi o di affittarsi una casa lo farà, esattamente come fanno tutte le altre persone in Italia, anche perché non è tollerabile vedere all’esterno dei campi rom macchine di grossa cilindrata, sapendo che molte delle persone che abitano nei campi hanno già una casa di proprietà altrove. Questo deve cessare. È un’operazione che va fatta in maniera graduale ma che deve essere conclusiva e non deve essere la solita operazione
di facciata. Ci potrà volere un po’ più di tempo però all’esito di questa operazione i campi saranno chiusi e superati. Esattamente come chiede l’Europa, peraltro da anni.

euronews:

Fisicamente come si fa?

Virginia Raggi:

Fisicamente si portano gli assistenti sociali, la forza pubblica, si devono effetture anche operazioni di controllo incrociato sui conti bancari. Non direi che è un’operazione populista. Direi che è l’unica cosa, che peraltro ci chiede l’Europa, che consente di risolvere definitivamente questa questione nella quale peraltro hanno già mangiato sempre pochissime associazioni. E tutto questo è continuato in maniera indisturbata sotto le ultime giunte.

euronews:

Parliamo di reddito di cittadinanza. Cosa a cui lei è da sempre favorevole. Poco tempo fa in Svizzera hanno detto di no a un reddito simile perché i cittadini hanno timore che si tratti di un incentivo a non lavorare. Se la pensano così i cittadini svizzeri e se hanno questo timore in Svizzera…in Italia?

Virginia Raggi:

La votazione che si è tenuta in Svizzera per il reddito di cittadinanza era parzialmente diversa. Lì si prevedeva un reddito di cittadinanza per tutti. Quindi era un’operazione completamente diversa da quella che sta portando avanti il Movimento 5 Stelle in parlamento. In parlamento noi parliamo di un reddito di cittadinanza per aumentare tutte le pensioni o comunque tutti i redditi al di sotto della soglia di povertà elevandoli a 780 euro al mese. Ovviamente in maniera graduale. Poi soprattutto noi non prevediamo che il reddito sia l’ennesima forma assistenzialista. Noi prevediamo che il reddito sia collegato a delle proposte lavorative per far sì che le persone possano essere reinserite nella società. Noi non vogliamo l’assistenza pura, ma la possibilità per le persone di contribuire nuovamente alla società. Quella è la soluzione. Per noi il reddito di cittadinanza è completamente diverso da quello che è stato proposto in Svizzera.

euronews

Secondo Lei questa proposta non porta invece a un più florido mercato del lavoro in nero, in un Paese, oltre al resto, dove il lavoro manca?

Virginia Raggi:

No, guardi, secondo me no. Il punto è proprio un altro. Il punto è quello di fare emergere il sommerso. Far sì che anche le tasse sul lavoro, il famoso cuneo fiscale venga abbassato. Oggi abbiamo delle tasse sul lavoro estremamente gravose. Siamo credo il Paese d’Europa in cui le persone pagano più tasse e soprattutto gli imprenditori pagano più tasse di tutti. Per avere, peraltro, quasi zero servizi. Quindi c‘è tutta un’operazione da mettere in campo. Però io direi che il reddito di cittadinanza così strutturato non favorisce assolutamente il lavoro nero, anzi. Anche perché è tutto certificato tramite lo Stato.

euronews:

Olimpiadi 2024. Sì o no?

Virginia Raggi:

La mia posizione non cambia. In questo momento non è la davvero la priorità dei romani.

euronews:

Perché non è una priorità? Lei non la vede come un volano per l’economia romana?

Virginia Raggi:

Più che Olimpiadi dello sport mi sembra siano Olimpiadi del mattone, come del resto sono sempre state queste grandi occasioni di sport in tutto il mondo e non solo in Italia. I dati economici e storici ci dicono che tutte le città ospitanti si sono stra-indebitate. A Montreal addirittura, rispetto al preventivo iniziale, si è arrivati a uno sforamento del budget del 796%. Questi sono i costi, questi sono i dati. Io direi che Roma, con un debito di 13 miliardi di euro, oggi non si può permettere di assumere su di sé un ulteriore debito per fare altre cattedrali nel deserto che poi resteranno tali. Se si vuole parlare di sport io sono favorevolissima, ma iniziamo a parlare degli impianti sportivi comunali. Roma ne ha oltre 160 che cadono a pezzi e che nessuno si è mai premurato di ristrutturare o di ripristinare. Se parliamo di sport, parliamone tutti i giorni.

euronews:

Il suo no alle Olimpiadi non è dettato dal timore di infiltrazioni mafiose, di speculazioni edilizie, di tutto quello che di sporco ruota attorno all’organizzazione di un evento simile? Non è gettare la spugna, e dirsi che l’Italia non è in grado di organizzare un evento in modo pulito?

Virginia Raggi:

No. Questa è la spiegazione o la scusa sostenuta dal PD per motivare il mio no. Ma il mio no invece è molto chiaro: e parte proprio dai conti. I romani parlano di altro. Parlano di mobilità, di decoro della città, parlano di trasparenza e di stop agli sprechi. Allora noi dobbiamo riavviare la macchina, far sì che la macchina sia in grado di lavorare. Soprattutto dobbiamo andare in qualche modo a rinegoziare quel debito che grava sulle teste dei romani per duecento milioni di euro l’anno. Quindi duecento milioni che vanno a coprire un debito che i romani non hanno contratto. Duecento milioni che non vanno in servizi. Noi dobbiamo andare a sistemare tutto quell’aspetto e poi si potrà parlare anche di altro. Però sino ad oggi, ripeto, i dati storici delle Olimpiadi, al netto degli eventuali episodi di corruzione, ci dimostrano che le spese non sono sostenibili. Già altre città hanno ritirato la loro candidatura per questi motivi. E non credo che loro pensassero alla corruzione o alle infiltrazioni mafiose. Hanno fatto veramente i ‘conti della serva’. Forse è necessario ripartire da questo.

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