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Strage di Orlando: dibattito sulle armi al Senato USA

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Strage di Orlando: dibattito sulle armi al Senato USA

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Barack Obama e Joe Biden incontrano a Orlando le famiglie delle vittime e i soccorritori, mentre 25 feriti sono ancora in ospedale. Il bilancio definitivo della strage del night club Pulse è di 50 morti, incluso l’attentatore, e mentre gli inquirenti frugano nella storia personale di Omar Mateen e nelle sue relazioni per capire che cosa lo abbia spinto ad agire, il dibattito sulla circolazione delle armi è più forte che mai.

“Rifiuto di arrendermi, rifiutiamo di arrenderci, ci sono voluti sette anni per ottenere il primo bando e non c‘è ragione per fermarsi, non ci fermeremo”, ha detto proprio il vice-presidente, Joe Biden, qualche ora prima di imbarcarsi per Orlando insieme a Obama.
Biden si riferiva a una parziale limitazione varata negli anni ’90 in relazione alle armi d’assalto.

Un senatore democratico, Chris Murphy, ha parlato per 14 ore, dal pomeriggio al mattino successivo, per tentare di imporre al Senato un voto alla proposta legislativa sul controllo delle armi, ferma da tempo perché bloccata dai Repubblicani.

Omar Mateen aveva comperato legalmente in un’armeria di Port Sain Lucie, la cittadina in cui viveva, le armi usate per la strage.

Il dibattito che oppone democratici e repubblicani, nel contesto ora di una dura campagna elettorale in vista delle prossime presidenziali, ruota attorno al Secondo Emendamento, brandito dalla lobby delle armi come un simbolo delle libertà individuali che se toccato metterebbe in pericolo la democrazia negli Stati Uniti.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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