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Keiko Fujimori e l'ingombrante ombra del padre

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Keiko Fujimori e l'ingombrante ombra del padre

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Agli occhi di molti fredda e impenetrabile, Keiko Fujimori ha fatto di tutto, in campagna elettorale per smussare gli angoli e umanizzare la sua immagine. Icona di autorità e riuscita per la nutrita comunità giapponese del Perù, questa figlia d’arte ha forgiato la propria identità e il proprio messaggio politico in un non facile equilibrismo, all’ombra della controversa figura del padre Alberto Fujimori, alla guida del Paese dal 1990 al 2000. Da lui ereditato un conservatorismo che gli avversari bollano come “populista”, ne ha riconosciuti alcuni errori, ma lo ha sempre difeso nelle battaglie giudiziarie che lo hanno portato ad accumulare condanne per corruzione e violazioni dei diritti umani.

Smarcarsi dalle ombre del padre. Un’opera riuscita a metà?

Smarcarsi dalle ombre del padre, ora in carcere per scontare 25 anni di reclusione, capitalizzandone il bagaglio politico è tuttavia un’operazione che molti le rimproverano di aver fallito. A chi le ricorda i massacri ordinati da Alberto Fujimori per schiacciare la guerriglia maoista di Sendero Luminoso, Keiko replica assicurando che eviterà le derive autocratiche del padre e rispetterà ordine democratico e diritti umani.

Già candidata alle presidenziali del 2011, alla comunità economica ha promesso questa volta una politica di stimoli e potenziamento delle infrastrutture. “Quanto ci vuole per rilanciare il Paese – ha scandito al suo ultimo comizio -, è un Perù degli imprenditori”.

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