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"Esilio": fra poesia e documentario Rithy Panh torna sul genocidio cambogiano

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"Esilio": fra poesia e documentario Rithy Panh torna sul genocidio cambogiano

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L’esilio dei cambogiani durante il regime dei Khmer Rossi: Rithy Panh prosegue il proprio lavoro sulla memoria storica dei crimini della dittatura comunista nel suo Paese. Immagini d’archivio, immagini oniriche e metafore, “Esilio” è un film tra il documentario e la finzione.

La nuova opera di Rithy Panh sul genocidio che spinse anche lo stesso regista a fuggire dalla Cambogia nel 1979 è stata presentata fuori concorso a Cannes.

“A causa del genocidio compiuto dai Khmer Rossi ci furono circa due milioni di morti”, spiega Rithy Panh. “Due milioni di storie diverse. Potrei fare due milioni di film, due milioni di storie d’amore, di separazioni. Mi sembra un mondo senza fine”.

Panh è anche co-produttore del quarto film in lavorazione di Angelina Jolie, “First they Killed my Father”, storia di una giovane donna sopravvissuta al regime dei Khmer Rossi.

“C‘è chi realizza documentari, chi fa film con personaggi immaginari, è la nostra storia, ma anche la vostra. Si parla di umanità, di come un regime totalitario abbia distrutto l’umanità. Umanità vuol dire che questo tipo di film non riguarda soltanto il popolo cambogiano”.

“Esilio” è il dodicesimo film di Rithy Panh sul genocidio cambogiano. Il precedente, “L’immagine Mancante”, ha ricevuto il premio “Un Certain Regard” nel 2013.

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