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Rossiya, la banca degli amici di Putin

Negli 11 milioni di documenti riservati, trafugati dagli archivi del potente studio legale di Panama, Mossack Fonseca, il nome di Vladimir Putin non

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Rossiya, la banca degli amici di Putin

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Negli 11 milioni di documenti riservati, trafugati dagli archivi del potente studio legale di Panama, Mossack Fonseca, il nome di Vladimir Putin non compare mai, ma molti dati suggeriscono che la famiglia del presidente russo e gli amici avrebbero beneficiato di operazioni di riciclaggio della Rossiya Bank, la banca della prima cerchia ristretta di potere, fondata nel 1990 nell’allora Leningrado, oggi San Pietroburgo, con capitali del partito comunista.

Tra i compagni di merende di Putin, l’amico di sempre, il violoncellista Serguei Roldugin, (che presenterà a Putin la futura moglie Lyudmila e sarà il padrino della figlia). Mentre Putin scala il vertice del Paese, Roldugin, diventato nel frattempo violoncellista solista al teatro Mariinski, diventa rettore del conservatorio di San Pietroburgo.

Del sodalizio d’oro fa parte anche Yuri Kovalchuk, ritenuto il banchiere personale di Putin, che guida la Rossiya Bank.

Nei Panama Papers risultano almeno 7 società off shore riconducibili al violoncellista.
Ma mentre Roldugin, stando alle prime ricostruzioni è un semplice prestanome, Kovalchuk avebbe avuto un ruolo più importante.
La Rossiya Bank, attraverso uno studio legale di Zurigo, affidava ai legali dello studio panamense l’incarico di costituire e occuparsi delle società offshore.

Altra Banca che compare regolarmente è la Banca commerciale russa, filiale della banca pubblica russa VTB.
Questa erogava prestiti alle suddette società. Tra il 2009 e il 2011 oltre un miliardo di euro è transitato dalla Russia verso i Caraibi. I metodi utilizzati sono di una semplicità disarmante. Nel 2010, per esempio, la società Sunbarn, per esempio, riceve, 40 milioni di euro per il pagamento di una consulenza, fatta a 2 società fittizzie per una missione piuttosto vaga: “Investire in Russia”.

I soldi portati fuori dalla Russia, e messi in salvo dalla pressione fiscale, tornano nel paese sotto forma di investimenti, come la stazione sciistica di Igora, vicino a san Pietroburgo, realizzata dalla società Ozon, legata sempre a Putin, che nel 2011 ha beneficiato di un prestito milionario per la costruzione del megacomprensorio.

Il giro d’affari tra accordi e prestiti a tassi vantaggiosi riconducibili a Putin supera i due miliardi di dollari.