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Vasarely in mostra a Budapest


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Vasarely in mostra a Budapest

“Victor Vasarely”: http://www.vasarely.com/ era capace di giocare con i nostri sensi. L’artista francese nato in Ungheria è stato uno dei più grandi pittori dell’Op-Art (o Optical Art) del XX secolo, uno stile di arte visiva che utilizza illusioni ottiche. Prima dell’era digitale dovette lavorare con tecniche analogiche. Incontrato all’inaugurazione della “mostra a Budapest”: http://www.franciaintezet.hu/budapest/programme/expositions/exposition-vasarely-serigraphies-multiples/ a lui dedicata il nipote dell’artista ha raccontato a Euronews, quanto il suo lavoro fosse difficile senza un computer:

Pierre Vasarely, nipote di Victor Vasarely: “Un lavoro enorme ed è lavorando molto che è riuscito a sviluppare una tecnica che lo rendeva piu veloce, nel disegnare, nell’immaginare. Molte delle sue opere sono state fatte partendo da un collage originale, che gli ha permesso di immaginare prima i lavori che avrebbe realizzato con la vernice. Un tocco di colla e piccole piastrelle di cartone rotonde e quadrate erano sufficienti per fargli capire quale sarebbe stato il risultato finale del suo lavoro. Una tecnica che ha sviluppato anche con l’aiuto dei suoi assistenti.”

L’“Istituto francese di Budapest”: http://www.franciaintezet.hu/ ha organizzato una mostra per celebrare il 110° anniversario della nascita di Vasarely. Come Picasso e Modigliani, anche lui non nacque in Francia, ma divenne un grande artista francese.

Hervò Ferrage, direttore Istituto francese di Budapest: “Il periodo che preferisco è quello della cinetica del bianco e nero degli anni Settanta. Mi emoziona moltissimo e riesco a sentire l’influenza del movimento costruttivista e astratto del 1930”.

Nel 1969 il regime comunista ungherese permise per la prima volta a Vasarely di esporre a Budapest. L’arte astratta era tabù, a quei tempi, ma l’arte multipla di ‘forma nella forma’ di Vasarely era facile da acquistare per le persone. Questo fu l’unico motivo per cui i leader comunisti tollerarono Vasarely.

Marton Orosz, curatore della mostra: “Dopo l’esposizione di Budapest del 1969 quasi ogni intellettuale e colletto bianco ungherese aveva appeso ai muri della propria casa un manifesto della mostra di Vasarely. Molti sono stati quelli che hanno acquistato tessuti, tende e tappeti disegnati con lo stile Op-Art di Vasarely. Così il sogno di Vasarely e la sua idea di democrazia dell’arte in cui il nostro spazio vitale è la casa dell’arte, si stava avverando. E accadde anche in Ungheria, come Vasarely aveva immaginato.”

Vasarely era famoso e popolare come artista, ma anche come manager culturale. Fu in grado di finanziare e amministrare diversi musei in Francia e in Ungheria, negli Stati Uniti, a New York e in Norvegia, a Oslo.

La mostra di Budapest è aperta fino al 18 giugno 2016, nell’Istituto francese.

Gabor Acs, euronews: “Le opere multiple di Vasarely si trovano ovunque. Questo pezzo di pavimento, fatto di cemento e prodotto in Marocco, lo si vede in molte case, nelle cucine e nei bagni. Vasarely sognava “città variopinte”, persone che costruissero non solo case, ma anche giganti opere per viverci dentro. Come primo passo questo pezzo di cemento è diventato popolare.”

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