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Usa 2016: Trump e la routine della protesta, Repubblicani pensano a indipendente


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Usa 2016: Trump e la routine della protesta, Repubblicani pensano a indipendente

Un comizio di fronte alle telecamere, una sala piena e una protesta. Ad ogni uscita pubblica di Donald Trump il copione si ripete. Il nuovo show del battistrada delle primarie repubblicane questa volta va in scena a Tuscon, in Arizona, dove un suo contestatore è stato preso a pugni e calci da un sostenitore di Trump.

Il manifestante era accompagnato da una donna che indossava un cappuccio bianco in stile Ku Klux Klan, l’organizzazione razzista dalla quale Trump ha preso le distanze in modo ambiguo.

“Donald Trump può tranquillamente andare avanti e correre per la presidenza – dice Bryan Sanders, il dimostrante aggredito al comizio – Quello che non può fare è suggerire di attaccare con violenza chiunque si opponga a lui e puntare alla presidenza al di fuori delle regole del suo stesso partito”.

Il miliardario newyorkese fa disperare anche il partito Repubblicano che valuta l’ipotesi estrema di sostenere un candidato indipendente. Secondo il New York Times, il Grand Old Party sta preparando una campagna di 100 giorni per tentare di stoppare Trump.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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