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Usa 2016: fermare Trump con una brokered convention?

In molti cominciano a parlare di questa eventualità piuttosto rara, i più però vorrebbero scongiurarla

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Usa 2016: fermare Trump con una brokered convention?

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Forte di 14 vittorie Donal Trump è ormai diventato l’incubo del partito repubblicano.
Chi pensava fosse un fenomeno passeggero deve ricredersi, Trump si gioca il tutto per tutto e rimarrà in corsa fino alla fine.

E in molti cominciano a parlare dell’eventualità di una brokered convention.
Questa eventualità, piuttosto rara, avviene quando le primarie si concludono senza che nessun candidato abbia raccolto la maggioranza assoluta dei delegati richiesti per la nomination.

Tecnicamente, a questo punto si parla di “contested convention”, quindi si passa al primo scrutinio della convention. Se anche il primo scrutinio dà esito nullo la convention è detta “brokered”.

A questo punto iniziano le trattative più o meno sottobanco per trovare una via d’uscita.

Per emergere in una brokered convention tutto è lecito, le promesse di posti importanti nell’amministrazione sono una delle prime armi per spuntare la nomination.
Non meno importanti sono le influenze del partito e in questo senso per Trump butta male, visto che l’establishment preferirebbe chiunque tranne lui.

Se tutti si dicono pronti all’eventualità di una brokered convention, allo stesso tutti la scongiurano.
Stando ai casi della storia più recente degli Stati Uniti ( 1976, 1952, 1948) nessuno ha vinto le elezioni presidenziali dopo essere uscito da una brokered convention, non per la brokered convention in sé ma probabilmente perché questa ha diluito aspettative e ambizioni dell’elettorato per giungere a un compresso e indicare un candidato.