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Scuola in Ungheria: la 'pantera' indossa una camicia a scacchi

Un giorno di scuola come un altro in Ungheria. Ma questa lezione di tedesco è disertata da metà della classe. Via Facebook gli studenti hanno

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Scuola in Ungheria: la 'pantera' indossa una camicia a scacchi

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Un giorno di scuola come un altro in Ungheria. Ma questa lezione di tedesco è disertata da metà della classe. Via Facebook gli studenti hanno organizzato la forma di boicottaggio per protestare contro la centralizzazione del sistema scolastico, considerata eccessiva non solo dal corpo insegnante.

Anche Hanna non è andata a scuola e suo padre appoggia la sua protesta. Chiedono che la scuola diventi un luogo di formazione e non semplicemente d’informazione.

Hanna Gerse:

“Le lezioni sono molto teoriche, non facciamo alcuna pratica. I professori spiegano velocemente, ci indicano cosa dobbiamo imparare e si passa subito a un nuovo argomento”.

Ferenc Gerse:

“Abbiamo saputo che non ci sono più gessi, carta, inchiostro per le stampanti, i programmi scolastici sono vastissimi, gli insegnanti non riescono a fare tutto, la mole di lavoro anche per gli studenti è immensa e a noi genitori dicono di non sentirsi all’altezza”.

Nel 2013 la riforma della scuola voluta dal governo ultraconservatore di Victor Orban ha centralizzato tutto creando il Centro amministrativo Klebelsberg, conosciuto come Klik che gestisce materie, programmi scelta dei manuali, ultimo ma non meno importante il bilancio di ciascun istituto.
La rivolta degli insegnanti era solo questione di tempo.

Camicia a scacchi e barba incolta: anche questo è un segno della protesta che unisce studenti e insegnanti.

Gli insegnanti non chiedono solo un aumento di stipendio, ma più investimenti nella scuola.

István Pukli, preside di una scuola superiore:

“L’autonomia scolastica è finita. Il programma scolastico è deciso a livello centrale, possiamo cambiare solo una piccola parte”.

La solidarietà dimostrata da studenti e genitori è molto apprezzata dagli insegnanti che si sentono legittimati nella loro protesta.

Il governo lamenta invece il fatto che anche gli studenti siano stati coinvolti nel dibattito:

Imre Sipos, viceministro dell’Educazione:

“Il problema dei programmi scolastici non può essere risolto dall’oggi al domani; lo avremmo già fatto altrimenti.
Sappiamo che c‘è un problema ma non è una soluzione coinvolgere gli studenti in questa situazione”.

Il governo porta avanti al momento un negoziato con gli insegnanti nel tentativo di arrivare a qualche cambiamento per settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.