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Cina e greggio, gli effetti sulla crescita economica globale secondo l'Fmi

‘Domanda sottotono, prospettive in calo’. È sufficiente il titolo delle nuove previsioni economiche del Fondo monetario per far capire che tipo di

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Cina e greggio, gli effetti sulla crescita economica globale secondo l'Fmi

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‘Domanda sottotono, prospettive in calo’. È sufficiente il titolo delle nuove previsioni economiche del Fondo monetario per far capire che tipo di 2016 sarà. Persino gli Stati Uniti, il traino dei Paesi avanzati, osservano una revisione al ribasso delle stime per quest’anno e il prossimo.

Point of view

I prezzi bassi rappresentano un beneficio per i Paesi importatori di petrolio. Da questo punto di vista, dunque, è una buona notizia per i consumatori in Usa, Europa e mercati emergenti come l'India

Ma a provocare l’ennesimo taglio delle proiezioni del Pil mondiale, a fronte di un’Eurozona in leggera ripresa, sono le economie emergenti. Due dei cinque Paesi dell’antica sigla “BRICS” (Brasile e Russia) resteranno anche quest’anno in recessione, mentre la Cina, l’ex motore della crescita mondiale, sta cercando di gestire, nel mezzo di una tempesta sui mercati, il rallentamento del suo modello di sviluppo.

“La Cina sta effettuando la transizione verso un modello caratterizzato da una minore dipendenza dalle esportazioni e dagli investimenti, e da una maggiore dipendenza dai consumi e dai servizi, a scapito delle tradizionali industrie manifatturiere”, spiega Maurice Obstfeld, il direttore del dipartimento ricerche dell’Fmi. “Guardando ai recenti crolli di Borsa – aggiunge – la gestione della valuta è di certo un area in cui le autorità cinesi potrebbero comunicare in modo più chiaro con i mercati”.

Proprio i timori degli investitori riguardo all’economia cinese costituiscono, secondo l’Fmi, uno dei principali rischi di contagio. Le stime sembrano comunque in linea con la crescita annunciata da Pechino: +6,9% nel 2015, il dato più basso dal 1990. Quest’anno e il prossimo, secondo l’organizzazione di Washington, il Pil cinese dovrebbe espandersi rispettivamente del 6,3% e del 6%.

Per approfondire la questione Giacomo Segantini di Euronews ha parlato in collegamento via satellite con il vicedirettore del dipartimento ricerche del Fondo monetario internazionale, Gian Maria Milesi-Ferretti.

Giacomo Segantini, Euronews: “I dati rilasciati oggi da Pechino sono in linea con le stime dell’Fmi e indicano, oltre a un rallentamento, un ribilanciamento dell’attività economica. Eppure la trasformazione della CIna spaventa: in che modo la cosiddetta “nuova normalità” influenzerà il resto dell’economia globale?”

Gian Maria Milesi-Ferretti: “Abbiamo registrato un impatto, in maniera particolare, nella domanda cinese di materie prime, soprattutto di metalli. E questo, negli ultimi anni, ha provocato un deciso calo dei prezzi di queste ultime. Con, naturalmente, implicazioni importanti per i Paesi che producono materie prime. Più in generale, il calo degli investimenti in Cina implica rallentamento delle importazioni di beni capitali, il che colpisce i Paesi che esportano tale categoria di merci. Abbiamo inoltre registrato ripercussioni sui mercati finanziari, date le dimensioni dell’economia cinese, e anche una certa incertezza sulla reazione delle autorità cinesi di fronte a questa ‘nuova normalità’”.

Giacomo Segantini, Euronews: “Parlando di materie prime, non sembra esserci fine alla caduta dei prezzi del petrolio, in particolare dopo il ritorno dell’Iran sui mercati globali. Qual è la previsione dell’Fmi per il breve termine e che genere di effetti possiamo aspettarci sulla crescita globale?”

Gian Maria Milesi-Ferretti: “La capacità di adattamento della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti è stata maggiore delle attese. Molti pensavano che, a questi prezzi, la produzione sarebbe crollata. Gli investimenti sono sì crollati, ma la produzione ha resistito. Risultato: una “cascata” di petrolio, una situazione di offerta in eccesso che spinge al ribasso i prezzi. Chiaramente i prezzi bassi rappresentano un beneficio netto per i Paesi importatori di petrolio. Per cui, da questo punto di vista, è una buona notizia per i consumatori negli Stati Uniti, in Europa e in mercati emergenti come l’India. Ovviamente, però, rende la vita più difficile ai Paesi esportatori di petrolio e alcuni di essi sono già in situazioni molto difficili”.

Giacomo Segantini, Euronews: “L’economia russa dovrebbe retrocedere ancora nel 2016: crede che questa contrazione prolungata influenzerà la crescia nei Paesi dell’Europa dell’Est?”

Gian Maria Milesi-Ferretti: “Ovviamente ci sono delle implicazioni transnazionali. Le più significative sono in quei Paesi dell’ex Unione Sovietica che fanno parte della Comunità degli Stati Indipendenti, i quali mantengono grandi legami commerciali con la Russia, oltre al fatto che in molti di quei Paesi ci sono persone che vanno a lavorare in Russia e che poi da là inviano denaro a casa. In generale, le prospettive di crescita per l’Europa centrale e orientale nei prossimi anni sono, direi, ragionevoli. Ma chiaramente con dei rischi che originano, tra le altre cose, dalla situazione in Russia”.