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Rivelazioni dalla Guerra fredda: ecco quali erano i bersagli delle bombe atomiche Usa

L’Università George Washington, nella capitale statunitense, svela un documento finora rimasto nascosto: la lista degli obiettivi nucleari americani

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Rivelazioni dalla Guerra fredda: ecco quali erano i bersagli delle bombe atomiche Usa

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L’Università George Washington, nella capitale statunitense, svela un documento finora rimasto nascosto: la lista degli obiettivi nucleari americani in caso di guerra ‘calda’ con l’Urss.

La lista è pronta fin dal 1959. Il documento del Comando aereo strategico americano si basa sul presupposto che il primo colpo può decidere le sorti della guerra.
Grande importanza viene data dunque all’immediatezza dell’azione, oltre che alla potenza di fuoco.

Molti degli obiettivi sono basi aeree sovietiche che avrebbero potuto lanciare attacchi contro gli alleati degli Stati Uniti e della Nato.

Ma forse la cosa più preoccupante è scoprire che,mlagrado gli accordi internazionali di protezione, anche diverse grandi capitali, e dunque le loro popolazioni civili, figurano nella lista come possibili obiettivi, come pure impianti industriali costruiti all’interno di zone di abitazione civili.

Nell’elenco ci sono 1.200 città, tra cui Pechino, Mosca (179 obiettivi), Leningrado (145 obiettivi), Berlino Est e Varsavia. Non ci sono città italiane.

Fra gli obiettivi dichiarati dello Strategic Air Command, c‘è la “distruzione sistematica” delle infrastrutture industriali.

Ecco l’elenco dei bersagli urbani

Per diversi di questi obiettivi c‘è l’autorizzazione a bombardare con armi nucleari molto più potenti di quella che distrusse la città giapponese di Hiroshima.

Bombe meno potenti sono progettate appositamente per essere impiegate in Europa orientale.

Il piano d’attacco prevede anche un’arma da 60 megatoni, ossia l’equivalente di circa 4.000 bombe di Hiroshima.

Fra i target, una menzione speciale per gli aeroporti, ce ne sono 1.100, tutti nel blocco sovietico, come Bykhov, Orsha e altri 4 in Bielorussia, 7 in Ucraina, 6 in Russia e uno in Estonia. Costituiscono i primi 20 obiettivi.

( Lista delle basi aeree nel mirino )

Gli obiettivi legati all’aviazione sono considerati con priorità più alta rispetto agli obiettivi industriali, che sarebbero stati colpiti successivamente.

Quando il documento è stato stilato gli Stati Uniti possedevano circa 12.000 armi nucleari, due anni dopo ne avevano a disposizione già più di 22.000.