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Human Right Watch svela in un rapporto gli orrori del regime di Bashar Al-Assad

Fotografo ritrattista. Ritrattista post-mortem. È grazie a lui, nome in codice “Cesar”, se oggi Human Right Watch può pubblicare un rapporto che

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Human Right Watch svela in un rapporto gli orrori del regime di Bashar Al-Assad

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Fotografo ritrattista. Ritrattista post-mortem. È grazie a lui, nome in codice “Cesar”, se oggi Human Right Watch può pubblicare un rapporto che conferma le atrocità che il regime siriano di Bashar Al-Assad ha inflitto a migliaia di oppositori o presunti tali. Detenuti e torturati nelle prigioni di Damasco e di tutta la Siria.

Un corpus di circa 60.000 immagini scattate dal fotografo della polizia militare siriana fuggito nel 2013 è stato analizzato dall’ong per la difesa dei diritti umani. Un’indagine approfondita è stata condotta su 27 delle vittime ma, per garantire la sicurezza dei testimoni, l’identità di 8 soltanto tra di loro è stata resa pubblica.

“Continuavo a guardare tra quelle fotografie e a un certo punto l’ho visto. Era lui. Era Ahmad, con un numero” racconta Dahi al-Muslamani, lo zio di una vittima, 14 anni. “Gli avevano messo sopra un numero. Ahmad era una persona, con un’anima e l’hanno trasformato in un numero”.

In un’intervista rilasciata a gennaio, incalzato sulle migliaia di fotografie Bashar Al-Assad aveva detto che chiunque può prendere delle foto di cadaveri ed attribuirne la responsabilità a Damasco senza fondamento.

“All’inizio quando mi hanno incarcerato ero scioccato per quel che vedevo” racconta un’ex detenuto siriano che preferisce mantenere l’anonimato. “Ero sconvolto nel vedere persone magre come cadaveri. Scioccato dalle occhiaie nere che avevano. Prima ero scioccato e poi, un po’ alla volta, sono diventato come loro”.

Il rapporto di “Human Right Watch” è stato pubblicato a due giorni dall’avvio dei colloqui internazionali che si terranno a New York e che dovrebbero aprire la strada a una trattativa tra le opposizioni e il regime siriano.