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L'omaggio della Philharmonie di Parigi a Claudio Abbado


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L'omaggio della Philharmonie di Parigi a Claudio Abbado

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Con un concerto di livello eccelso la Philharmonie di Parigi, superbo spazio musicale e molto più, archiviate le polemiche e forte di un successo ormai consolidato, rende omaggio a Claudio Abbado, scomparso oltre un anno fa. In programma: la Quinta Sinfonia di Mahler, compositore tanto caro al maestro milanese, e il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Prokofiev, eseguito da un’artista unica, che di Abbado fu più che una collega: Martha Argerich, che così ricorda il loro primo incontro: “Era iscritto anche lui alle lezioni di Friedrich Gulda, è così che ci siamo conosciuti. Allora suonava benissimo il piano, e a casa di Gulda, a Salisburgo, suonò alla fine del corso perché era uno dei migliori. Mi pare di averlo accompagnato al secondo pianoforte… io non ho suonato, no, l’ho solo accompagnato.”

“Il mio primo disco l’ho fatto con lui, ricorda ancora Martha, ho subito pensato a lui. Era una persona così speciale… E io ero sempre calma quando suonavo con lui, anche per le cose più difficili, come Mozart – per me Mozart è tremendo -, ecco, lui riusciva a tranquillizzarmi, aveva un certo qual che… E poi eravamo così complici nella musica, ci capivamo senza tante parole, funzionava così tra di noi, oltre il dialogo… D’altronde lui parlava poco, anche con l’orchestra; chi ha assistito alle prove sa che non parlava, era lì, ‘con’ l’orchestra; diceva pochissimo, era il suo modo di fare.”

Claudio Abbado amava i giovani e ai giovani dedicò tempo, energia e passione. Fra i tanti che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui, il primo oboe dell’Orchestra del Festival di Lucerna, Lucas Macías Navarro, che così riassume gli insegnamenti del Maestro. “L’amore, la passione, l’impegno, il sacrificio, il piacere di far musica insieme, di ascoltarsi. Sono cose che mi tornano in mente soprattutto quando suoniamo Mahler: è come un periplo, un viaggio attraverso le emozioni, la musica, i momenti condivisi con lui – a cena, in viaggio, ed è un debordare di emozioni e di ricordi…”

“Mi manca molto, devo ammetterlo, confessa la grande Argerich. E poi, quando dirigeva, era un principe, così aristocratico… pur avendo un gran temperamento! Ma aveva quel qualcosa… Era straordinario!”

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