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Migranti. Calais, terreno di lotta fisica e politica

Dopo 3 notti di scontri tra forze dell’ordine e migranti nella cosiddetta “Giungla” di Calais, la situazione torna alla calma. Una notte senza

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Migranti. Calais, terreno di lotta fisica e politica

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Dopo 3 notti di scontri tra forze dell’ordine e migranti nella cosiddetta “Giungla” di Calais, la situazione torna alla calma. Una notte senza disordini, quella appena trascorsa, che è l’ovvia conseguenza dell’invio sul terreno di altri 250 agenti anti-sommossa. Intanto il governo francese accusa diverse associazioni di fomentare la rivolta dei rifugiati bloccati in un Limbo, in attesa di raggiungere il Regno Unito.

“Può anche darsi che in qualche modo stiamo facilitando la ribellione. Essenzialmente quel che facciamo è distribuire materiale utile a scavalcare le recizioni. Perchè se questa gente non può andarsene, resta qui a morire di freddo” dice un attivista dell’associazione Yorkshire Aid.

Tuttavia le accuse più esplicite sono quelle che il Ministero dell’Interno francese rivolge ai “No borders”, militanti anarchici che predicano l’abolizione delle frontiere. Intanto la popolazione di Calais è al limite della sopportazione.

“Spero che faranno qualcosa per farli andare via” dice un residente “non ci spero più di tanto, ma almeno che mettano degli agenti di sicurezza per impedire che passino di qui o che restino nel loro campo perchè qui la situazione è diventata invivibile”.

Nell’accampamento di Calais erano recensite, fino ad inizio ottobre, circa 6.000 persone. Ora il numero dei migranti è sceso a 4.500: circa un migliaio di persone hanno accettato, secondo il Ministero, di essere collocate nei cosiddetti campi di ripiego, spari ad alcune centinai di chilometri di distanza.

Le associazioni e le Ong denunciano le condizioni di abbandono ed incuria nell’area circostante il porto di Calais. E puntano il dito contro il governo, accusato di chiudere semplicemente gli occhi limitandosi a mantenere un elevato numero di forze dell’ordine per gestire i picchi della crisi.

A trarre il massimo beneficio da una situazione estremamente complessa e delicata è il Front National di Marine Le Pen che fa propaganda denunciando “uno scandalo immenso che fa vergogna alla Repubblica francese”. La leader della destra populista ha promesso, se sarà eletta, di “smuovere mari e monti per obbligare lo Stato ad assicurare il proprio dovere di protezione e sicurezza di ogni metro quadrato della regione”.