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Nepal, ritardi nella ricostruzione con l'inverno in arrivo

Cresce la preoccupazione per la sorte delle comunità nepalesi sei mesi dopo il terremoto e con l’arrivo dell’inverno. L’Onu afferma che le

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Nepal, ritardi nella ricostruzione con l'inverno in arrivo

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Cresce la preoccupazione per la sorte delle comunità nepalesi sei mesi dopo il terremoto e con l’arrivo dell’inverno. L’Onu afferma che le organizzazioni non governative stanno facendo una corsa contro il tempo
per fornire aiuti essenziali alle regioni più colpite dal sisma prima che le temperature diventino insopportabili.
Si stima che centinaia di migliaia di persone siano ancora senza un tetto, sei mesi dopo il terremoto di magnitudine 7.8, che ha fatto più di 8500 morti.

Il giornalista di Katmandu John Narayan Parajuli dice che il Paese ha appena cominciato a risollevare la testa dopo il disastro del 25 aprile.

Parajuli, 33 anni, he detto a euronews: “Il recupero è stato lento. Il Governo non è stato in grado di avviare l’opera di assistenza fatta eccezione per gli iniziali contributi in denaro per ripari temporanei al termine della fase di ricerca di sopravvissuti”.

“Mentre le Nazioni Unite e le Ong sono sul terreno, in assenza di un efficiente lavoro di ricostruzione da parte del Governo, si assiste a una mancanza di guida”.

“Il Governo non è stato in grado di attingere agli oltre 3,88 miliardi di euro promessi dai donatori stranieri a giugno, perché deve ancora identificare i progetti per spendere il denaro”.



Il Nepal è diviso sul progetto di nuova Costituzione avanzato dai ribelli maoisti che hanno combattuto il Governo in una guerra civile terminata nel 2006. I maoisti hanno vinto le elezioni del 2008, che hanno portato all’ abolizione della monarchia nepalese vecchia di 240 anni.

Le profonde divisioni sulla nuova Costituzione hanno provocato proteste nel sud del Paese. Questo, secondo Parajuli, ha portato a un blocco dei carburanti al confine con l’India.

Aggiunge: “La spiegazione ufficiale (dall’India) riguarda preoccupazioni per la sicurezza dei trasportatori a causa dei disordini sulla parte nepalese della frontiera; ma la vera ragione è che l’India non vede di buon occhio la nuova Costituzione che non affronta i problemi della popolazione Madhesi che vive nel sud del Nepal”.

Corsa contro il tempo

L’Onu dice che la scarsità di carburanti in Nepal impedisce la consegna di aiuti alle comunità più colpite dal terremoto. E aggiunge: “E’ d’importanza cruciale consegnare forniture entro la fine d’ottobre perché da allora i valichi dell’Himalaya saranno bloccati dalla neve”.
“La comunità umanitaria lavora in emergenza per ovviare alla scarsità di carburanti e per incrementare la propria capacità di fornire aiuti entro un tempo sempre più ristretto”.
L’organizzazione umanitaria Mercy Corps afferma che la crisi dei carburanti sta facendo crescere i prezzi dei generi di prima necessità e rallenta la ripresa del Nepal.

Jeffrey Shannon, direttore del programma nepalese di Mercy Corps, dice: “L’incapacità di fornire carburanti sufficienti e altri generi sta provocando ritardi che pregiudicano la ricostruzione nel lungo termine. Con la stagione dei monsoni appena trascorsa, ci vuole tempo per ricostruire. Con l’arrivo dell’inverno, tutto tende ad arrestarsi proprio quando la gente comincia a rimettersi in piedi. E’ il momento peggiore per una crisi economica. Le frontiere debbono essere riaperte”.

Parajuli afferma che circa due milioni e mezzo di persone sono rimaste senzatetto dopo il sisma. E aggiunge: “Mentre alcuni hanno trovato rifugio da parenti o in case in affitto, la grande maggioranza ha ancora bisogno di un riparo con l’arrivo dell’inverno. La gente vive ancora sotto le tende o in ripari di fortuna da più di sei mesi. Sono sopravvissuti alla stagione delle piogge, ma l’inverno sarà per loro molto più difficile. Si tradurrà in ulteriore sofferenza per una popolazione sopravvissuta a un immane disastro. La temperatura può scendere a meno 10 gradi”.

Parajuli dice che la previsione iniziale per la ricostruzione era di cinque anni, ma considerato il lento avvio questo termine non sarà rispettato.

Un salvagente dal turismo?

Mentre l’instabilità politica è considerata la causa del blocco degli aiuti alla popolazione nepalese, una boccata d’ossigeno viene dal turismo che ha ricominciato a fluire in Nepal.
L’industria del turismo rappresentava il 3,9 per cento del prodotto interno lordo nel 2013, supportando direttamente 504 mila posti di lavoro secondo il World Travel and Tourism Council.

“Il terremoto è stata una vera tragedia, perché buona parte del reddito del Nepal è legato al turismo” dice David Jones, managing director di Exodus Himalaya Treks and Expeditions, specializzato in viaggi nel Nepal.

Jones dice che dopo il sisma le cancellazioni si sono moltiplicate, mentre le nuove prenotazioni si sono fermate.
“Ci ha devastato – aggiunge Jones, che è basato nel Regno Unito ma aiuta il fondatore della società Bhim -. Abbiamo avuto clienti che hanno raccolto fondi per Bhim, talmente grave è la situazione. Le attrattive del Nepal sono ancora tutte lì, così come la proverbiale ospitalità dei nepalesi. Mi piacerebbe essere ottimista, ma ci vorrà molto tempo. A Katmandu molta gente vive ancora sotto le tende e ai turisti questo non piace”.

Gordon Steer, UK manager a World Expeditions, è più positivo, nonostante le prenotazioni per ottobre, l’inizio della stagione del trekking in Nepal, siano scese del 40 per cento rispetto all’anno precedente.

“Sono ottimista per il futuro – dice -. C‘è sempre un po’ di gusto del rischio in chi intraprende viaggi-avventura
e chi viaggia in Nepal è consapevole dell’attuale situazione e pragmatico nel suo modo di vedere le cose. I turisti che tornano in Nepal per fare trekking sono una risorsa per la popolazione, è una grande industria”.
World Expeditions, per la quale il Nepal rappresenta il 30 per cento del fatturato, sta anche organizzando viaggi per turisti che intendono sostenere lo sforzo di ricostruzione del Paese.

Un enorme danno a lungo termine

Il trekking è il pilastro del turismo in Nepal, ma i viaggiatori vengono qui anche per visitare i templi e gli stupa a Katnmandu e altrove.

Thomas Schrom, un architetto del restauro che sta facendo un’indagine sui monumenti nepalesi, afferma che la ricostruzione del patrimonio del Paese richiederà 158 milioni di euro.

Dice: Il danno è stato enorme. Tutti i siti iscritti nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco sono danneggiati”.
Aggiunge che circa un terzo dei 750 monumenti nepalesi hanno subito danni gravi. Tuttavia l’80 per cento dei monumenti nella capitale Katmandu sono intatti. La priorità, al momento, è di mettere in sicurezza quelli ancora in piedi, considerato che ci sono state oltre 400 scosse di assestamento.
“A livello emotivo, l’impatto è stato enorme – dice Schrom -. Il Nepal sta recuperando lentamente ma è stato un trauma per tutto il sistema. Ancora più preoccupante è il danno massiccio a città e villaggi la cui ricostruzione si annuncia difficile”.
“Non dobbiamo dimenticare – conclude – che ci sono migliaia di persone che hanno perso tutto. Conosco gente che vive sotto il bambu e la lamiera ondulata e hanno appena passato la stagione dei monsoni. Non è stato facile per loro”.