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Jesse Jackson laura ad honorem e attivismo costante

Il reverendo Jesse Jackson ha dedicato la sua vita all’attivismo per i diritti civili negli Stati Uniti e fatto diversi interventi diplomatici in

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Jesse Jackson laura ad honorem e attivismo costante

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Il reverendo Jesse Jackson ha dedicato la sua vita all’attivismo per i diritti civili negli Stati Uniti e fatto diversi interventi diplomatici in merito. Euronews lo ha incontrato di recente durante la sua visita nel Regno Unito, dove ha tenuto un discorso al Edinburgh International Book Festival e ricevuto la laurea honoris causa.

Laurea ad honorem per Jesse Jackson

Attivista per i diritti civili il reverendo Jesse Jackson ha ricevuto una laurea “honoris causa”: http://www.ed.ac.uk/news/2015/jesse-jackson-210815/?utm_source=twitter&utm_medium=uoe-twitter&utm_content=tweet dall’Università, un titolo conseguito come riconoscimento per l’impegno profuso in decennali sforzi intesi a migliorare i diritti civili negli Stati Uniti.

La cerimonia ha avuto luogo durante l’“Edinburgh International Book Festival”: https://www.edbookfest.co.uk/, quando il reverendo ha fatto la sua comparsa per Human Rights Now, in collaborazione con la Global Justice Academy.

Il reverendo Jackson si è detto sia onorato che umiliato nel ricevere il premio.

Costruendo ponti

Joanna Gill, euronews: “Leader dei diritti civili, sacerdote, giornalista, e “cittadino del mondo” -. Questi sono solo alcuni dei titoli che le sono stati attribuiti. Lei ha anche meriti nell’approfondimento di profonde questioni di politica estera e di recente ha incontrato “Julian Assange”: http://www.washingtonpost.com/posttv/world/europe/jesse-jackson-visits-julian-assange-in-london/2015/08/21/1ba05e44-4831-11e5-9f53-d1e3ddfd0cda_video.html, cosa sperava di ottenere con questo incontro?

Jesse Jackson, reverendo: “Volevo ascoltare la sua campana. Ho letto molte delle sue opere. Un sacco di americani e britannici, che protestano contro la guerra in Iraq e credo che da qualche parte lungo il percorso la questione si è fatta abbastanza imbarazzante. Peró di certo posso dire solo che la libertà di stampa è giusta e la detenzione senza processo è sbagliata. Mi auguro che la questione possa essere elaborata e risolta in fretta.”

Joanna Gill, euronews: “Vorrei passare a un argomento che sta creando notevoli controversie sia negli Stati Uniti che in Europa: la migrazione. In Europa si parla di crisi con persone che provengono da tutto il Mediterraneo. Negli Stati Uniti il presidente Obama ha perfino cercato di introdurre “un’amnistia per circa 5 milioni di immigrati privi di documenti negli Stati Uniti” http://www.washingtontimes.com/news/2014/nov/20/obama-offers-amnesty-to-millions-of-illegal-immigr/?page=all, che è stata da piú parti ostacolata. Pensa che ci sia qualcosa che Europa e Stati Uniti possono fare sulla migrazione, come si dovrebbe affrontare questo problema?”

Jesse Jackson: “Europa e Stati Uniti sono nazioni ricche e in parte, la maggior parte di questo potere, è dato dalle risorse provenienti dalle nazioni povere. Esiste questo enorme divario, divario di ricchezza, di reddito, educativo e di risorse, e così poveri e disperati cercano di raggiungere quei paesi dove esistono queste risorse. Quindi, o costruiamo qualcosa che renda possibile uno sviluppo o dobbiamo affrontare il problema del contenimento e del confronto. Mi auguro, in ogni caso, che ci comporteremo in modo umano. L’immigrazione in America e la migrazione in Europa sono concetti fondamentalmente simili. Le persone non lasciano la loro casa in cosí gran numero, perché lo vogliono. Sono affamati e i loro diritti umani dovrebbero essere tutelati.”

La storia gira pagina

Joanna Gill, euronews: “Passando ad altro lei è famoso anche per la “visita a Cuba” http://www.reuters.com/article/2013/09/27/us-cuba-usa-idUSBRE98Q1BM20130927 fatta qualche anno fa. Oggi l’ambasciata americana all’Avana è sovrastata da stelle e strisce, come la fanno sentire?”

Jasse Jackson: “Bene, perchè è giusto cosí. Cuba è un’ispirazione. Nel 1959 bianchi, afro-americani e latino-americani non potevano votare, non avevano diritti umani fondamentali e quasi tutta l’America Latina era nelle stesse condizioni. L’Africa e il Sud Africa, colonizzate, insieme ad altre nazioni guardavano alla sopravvivenza di Cuba come a una fonte di speranza. Così oggi la conferma del buon rapporto tra Cuba e America dimostra questo. Mi auguro che l’accordo multilaterale con l’Iran abbia successo e venga confermato, cosí come mi auguro che il Venezuela sia il prossimo paese a stare meglio. Dobbiamo scegliere la pace alla guerra. E’ giusto e meno costoso.”

Joanna Gill, euronews: “Mi fa piacere che abbia nominato i diritti umani, perché questo è ancora un tema controverso: l’apertura dei rapporti tra Stati Uniti e “Cuba” https://www.hrw.org/world-report/2015/country-chapters/cuba. Alcune persone non sono soddisfatte. Cosa ne pensa?”

Jasse Jackson: “C‘è chi non si considera soddisfatto sotto l’aspetto dei diritti umani in America. Rappresentiamo il 5% della popolazione mondiale e il 25% di quella carceraria. Le nostre sfide per i diritti umani ci consentono ora di comunicare meglio e collaborare insieme: siamo nella condizione di poter imporre uno standard a Cuba, non applicabile a noi stessi.”

Speranza e terrore

Joanna Gill, euronews: “Argomenti che ora vengono trattati dall’amministrazione Obama; lei crede che le questioni si sarebbero potute risolvere anche prima?”

Jasse Jackson: “Credo che sul riallacciamento dei rapporti con Cuba vi sia un po’ di paura e che se Obama ci avesse pensato 5 anni fa probabilmente non sarebbe stato rieletto, mentre ora la gente pensa che sia tempo. Lo stesso vale per l’Iran: esiste la paura di far entrare l’Iran, ma ancora di più nel lasciarlo fuori. Quindi ci sono leader politici e generali che abbracciano l’intesa e altri che la rifiutano. Penso che Obama dovrebbe porre il veto a qualsiasi opposizione in modo da consentire all’Iran di ricomporre i suoi rapporti commerciali. E farlo anche con Cuba e quindi occuparsi del Venezuela; parlo del Venezuela perché si trova nel nostro emisfero e dobbiamo mantenere la pace in questo emisfero.”

Joanna Gill, euronews: “Lei ha nominato il “Venezuela” http://www.theguardian.com/world/2014/dec/12/amid-violence-against-protesters-venezuela-to-face-us-sanctions, peró i problemi riguardano anche il suo governo e le proteste violente contro cui è stata usata la mano pesante. Crede che anche qui vi sia un problema di diritti umani?”

Jesse Jackson: “Certo, ma è meglio parlarne che no. Questioni relative ai diritti umani si hanno anche in Cina, ma vi sono rapporti commerciali e relazioni diplomatiche. Cosí abbiamo scoperto che è sempre meglio parlarne, piuttosto che isolare il problema. Il muro in Germania non ha funzionato. Isolare Cuba non ha funzionato. Non andare ai giochi olimpici in Russia non ha funzionato. Tanto per dire.”

Disuguaglianze da riconciliare

Joanna Gill, euronews: “Passando dalla politica estera a quella interna degli Stati Uniti: è stato un anno molto intenso in America per le relazioni razziali. Lei prima ha detto della “brutalità della polizia che non è solo una questione di razza, ma anche di classe“http://www.huffingtonpost.com/rev-jesse-jackson/police-shootings-are-about-class-as-well-as-race_b_7972218.html. Ci puo spiegare meglio?”

Jasse Jackson: “Nel 1865, dopo 246 anni di schiavitù gli africani hanno ottnuto la libertà. Una vittoria per i grandi valori e poi, la reazione: che è durata circa 70 anni, anni in cui 4.200 afroamericani sono stati uccisi. Ci sono voluti altri 50 anni prima che venissero affrontati certi problemi del progresso. Oggi tutto ció si mostra sotto forma di omicidi e incarcerazioni. Ma alla fine, stiamo vincendo. Dal voto negato, siamo passati ad avere un presidente afro-americano. Da aspettative limitate siamo passati ad aspettative illimitate. Diritti dei lavoratori, diritti delle donne, diritti dei bambini. Tutti diritti sotto attacco, ma in realtà si assiste a un braccio di ferro per l’anima dell’America e quella dell’Europa; la gente che intende combattere per la giustizia non può correre brevi percorsi, non puó rinunciare perchè bisogna tenere tesa la corda della speranza. In una gara tra la speranza e la paura, la speranza e il coraggio devono prevalere.”

Joanna Gill, euronews: Un’ultima domanda: le elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Chi sarà secondo lei il numero uno di questa corsa alla presidenza, chi è la persona migliore, in grado di accettare questa sfida?

Jasse Jackson: “La ricchezza va verso l’alto, la povertà è sempre più ampia e la classe media affonda. Ecco perché da un lato c‘è un Donald Trump che sfrutta alcuni timori e dall’altro un Bernie Sanders che alimenta la speranza. Entrambi sanno trattare con la gente, che si sente esclusa. Non possiamo riposare finché non ci sarà un impegno unico per l’America: una grande casa che raccoglie tutti, nessuno escluso. “

Joanna Gill, euronews: Lei ha citato la speranza democratica di “Bernie Sanders, che è un suo amico”: http://edition.cnn.com/2015/08/17/politics/bernie-sanders-jesse-jackson-black-lives-matter/. Stai dicendo che per lei questo è il candidato da votare?

Jasse Jackson: “No, questo è prematuro. Hillary sta facendo una campagna formidabile. In questo momento è lei in testa ai sondaggi. Lei che ha pagato i suoi debiti e che ha tutti i requisiti necessari per diventare il prossimo presidente. Finora lei è la vincente.”